Intervista a Diamine, il duo electro-pop per ascoltatori dal futuro

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste - News

Che diamine! No, non siamo impazziti, ma siamo in fissa con Andrea e Niccolò, la coppia che scoppia della scena musicale electro-pop romana. Da pochissimo Diamine, questo il nome del gruppo, ha pubblicato con Maciste Dischi e Sony Music Italy “Che diamine“, album d’esordio con dieci canzoni che profumano di storie d’amore del 3000, follie, sballo, incertezze e voglia di leggerezza. Smemoranda li ha intervistati!

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Ho cercato la parola “diàmine” sulla Treccani. C’è scritto che nasce dalla fusione di due termini opposti: “demonio” e “domine”, che in latino significa “Signore”, “Dio”. E infatti diàmine si usa sia come espressione positiva di meraviglia che negativa, di impazienza o disapprovazione. Questo dualismo è anche vostro? Qual è la vera ragione per cui vi chiamate così?

Stiamo lontani dalle ragioni, facciamo di un nome una parola aperta. C’era stupore nel suono e uno sguardo verso l’alto nella sua storia, tanto bastava per farlo nostro. Non ci muoviamo mai in maniera concettuale, i concetti non vivono nel mondo delle nostre canzoni e non danno alcun piacere nel riascoltarli. Diamine era il nome, così è stato.

A proposito di dualismo, il vostro disco coniuga elettronica e cantautorato, musica fredda e testi caldi. Le vostre canzoni fanno venire voglia di ballare sulla spiaggia, eppure sono malinconiche. Come il tormentone estivo di un’estate in cui forse non andremo al mare. Come nascono?

Non si sa come nascono e, nel momento in cui credi di saperlo, sei nei guai. Questa è la nostra esperienza. Assistiamo alla nascita di qualcosa e cerchiamo in tutti i modi di non metterci troppo in mezzo, teniamo la fiamma accesa. Si può parlare del metodo di lavoro ma la sorgente a cui attinge una canzone è inscritta nel mondo dei sogni e dell’inconscio. Le volte in cui abbiamo provato a fare una canzone che avesse un obiettivo politico o intellettuale ci è sempre venuta la nausea.

“Via del macello” è davvero un tormentone. Mi sono ritrovata a canticchiarla sotto la doccia e sotto la mascherina. Però non ho ancora capito bene di cosa parla, ho solo sentito che c’entrano la follia e lo sballo. Cosa avevate in mente quando è nata?

Follia e sballo più parecchi dubbi. Avevamo voglia di scherzare sulla nostra pesantezza e sul nostro stato di costanti ricercatori di verità interiori. Una brevissima vacanza da noi stessi.

Mi sembra che nel vostro disco ci sia molto amore, che si parli soprattutto di sentimenti e di relazioni tra le persone. Qual è la vostra poetica?

Un po’ tutto è amore o mancanza d’amore alla fine. Non c’è modo di tirarsi fuori da questa orchestra cosmica una volta nati, al massimo puoi stonare la tua nota, ma non puoi tirarti fuori perché finché sei vivo sei con gli altri e sei a contatto con altro (ossigeno, atmosfera, sbalzi termici, gravità, ecc..). A noi interessa la realtà e la realtà è costituita in gran parte dalla nostra immaginazione, perché le cose prima di farle di solito le immaginiamo. Ognuno poi è mistico a modo suo, ognuno si canta le sue magie.

Su questo vostro primo disco scrivete: “un album di relazioni per ascoltatori dal futuro.” Come ve li immaginate, questi ascoltatori dal futuro? E il futuro?

Ce li immaginiamo molto legati al benessere psicofisico, tecnologicamente assistiti anche nella ricerca spirituale, questo se tutto volge incredibilmente a favore dell’umanità. L’alternativa altrimenti sarà un ascoltatore sempre più rabbioso in un mondo sempre più rabbioso. Il problema dell’occidente è che si preoccupa ancora di crescita economica nonostante già produca più di quello che consuma, e la maggior parte del popolo va avanti a psicofarmaci. Ma crescita economica di che? Di chi? Occupiamoci del nostro benessere, rendiamo le nostre esistenze piene. Gli americani sono un popolo triste, psicologicamente a pezzi eppure i nostri giovani ancora scimmiottano le loro canzoni e il loro stile: macchine di lusso, donne oggetto, rappresentazioni di potere e violenza, sono 10 anni che ci tocca vedere questa merda, ma quando finirà?

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Andrea e Niccolò, leggo che siete amici dalle scuole medie. Vi ricordate la prima volta che vi siete visti? Come eravate da adolescenti e com’è cambiata col tempo, se è cambiata, la vostra amicizia?

Abbiamo fatto anche le elementari nella stessa scuola quindi non ricordiamo la prima volta che ci siamo visti, ci siamo sempre stati nelle nostre vite. Da adolescenti eravamo due teste calde, ignoranti e presuntuosi, la realtà non tarda a metterti in riga e non smette mai di raggiungerti. Ci siamo sempre presi però con dignità gli schiaffi che dovevamo prenderci e non ci siamo mai fermati a piangere. Il nostro rapporto cambia ma è fondamentalmente lo stesso, siamo molto uniti e abbiamo imparato a lasciarci una maggiore libertà come fanno le coppie. Non è necessario essere in simbiosi, avere sempre le stesse idee allo stesso tempo, siamo sempre più calmi con il tempo, forse un giorno saremo due persone normali.

Quali sono i vostri “mai senza”: tre cose di cui proprio non potete fare a meno?

Possiamo fare a meno di tutto tranne che di gno…

La vostra playlist su Spotify: tre canzoni di altri artisti che ascoltate in questo periodo…

Sleaford Mods: I can tell
Cigarettes After Sex: Apocalypse
Estas Tonne: Internal Flight

Lasciateci una dedica sulla Smemo (una frase da una vostra canzone)…

Sono sicuro che non andrà come ti puoi aspettare”.

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