Io sieropositiva, lui no: non è un problema, se sai come fare

di Redazione Smemoranda

Giù la Maschera - Storie di Smemo
(Illustrazione di Andrea Lucca)

Tutte le volte che da adolescente parlavo della mia sieropositività sentivo in automatico dirmi di non dirlo a nessuno e così per qualche anno l’ho fatto. Non l’ho detto.
Non l’ho detto al mio primo ragazzo. E non ho detto a mia mamma che non mi sentivo sicura ad avere rapporti con lui, non perché mi consideravo piccola, ma perché avevo paura di fargli male. Ci siamo lasciati per questo motivo: da quella volta, da quel momento, le mie parole sono uscite. Come un fiume in piena. Ovviamente non sono andata a dirlo a chiunque conoscessi. Ma l’ho detto a lui – anche se ormai era un ex – e alla mia migliore amica.
Non consiglio necessariamente di fare come me, perché le conseguenze possono essere abbastanza pesanti… ma non è questo il punto. Il punto è un altro.

Dal momento in cui l’ho detto ho deciso di non legare la mia persona e la mia sessualità all’HIV, e allo stesso tempo di riconoscere che fa parte di me. Questo mi ha permesso finalmente di essere me stessa. Alcuni sono scappati e altri sono rimasti, ma ho cercato per quanto possibile di rimanere onesta. Neppure tanto per loro, ma per me stessa, per vivere l’amore e il sesso come mi merito. Chi è rimasto è il mio attuale compagno.

Di recente io e lui abbiamo partecipato a un incontro chiamato Magnetic Couples, tenuto alla fondazione The Bridge. Con noi c’erano altre coppie sierodiscordanti, che in poche parole significa che solo una delle due persone è sieropositiva all’interno della coppia. Abbiamo così scoperto che non c’era distanza tra le esperienze delle altre coppie e le nostre.
Ad esempio, a una signora era capitata una cosa che era successa anche a me. Io avevo quindici anni, quando il mio ragazzo dell’epoca aveva detto ai suoi che sono sieropositiva: per tutta risposta quelli hanno cominciato a disinfettare qualsiasi cosa avessi toccato in casa loro e hanno portato di corsa lui a fare le analisi. La signora aveva quarant’anni quando suo marito aveva detto alla famiglia che avevano difficoltà ad avere figli anche perché lei è sieropositiva: di conseguenza, i familiari del marito l’avevano bandita dalla loro casa, e il fratello aveva portato i figli a fare gli esami.

Quando ci si trova in un incontro del genere, è facile finire a parlare più dei pregiudizi degli altri, che non i problemi pratici della vita di coppia: è successo anche a noi, ma non è stato necessariamente un male. Infatti, dal punto di vista strettamente pratico sapevo già che le persone in terapia con la carica virale bassa non contagiano (e tuttavia vedere gli studi scientifici a riguardo ha reso la cosa ancora più concreta). E alla fine, per quanto sia strano dirlo, il virus per me è un problema meno importante, rispetto ai pregiudizi della gente. Buffo, no?

So che molti ragazzi non fanno il test per paura di risultare positivi, ma è facile capire che se si rompesse il silenzio che accompagna la sieropositività sin dagli anni Ottanta, se si cominciasse a dare informazioni serie ai giovani (che non sono stupidi!), molti ragazzi inizierebbero a fare il test, eventualmente a curarsi il prima possibile. Se non sono gli adulti, se non è la società a dirlo, lo farò io: ragazzi, informatevi!
Solo i giovani hanno la sensibilità e gli strumenti per abbattere non solo l’insensato pregiudizio che colpisce i sieropositivi, ma anche tutti gli altri. Meglio non nascondersi, Anche perché tutti vogliamo essere semplicemente noi stessi.

C. M.

Giù la maschera è una raccolta di storie, pensieri e testimonianze. Se anche tu hai un problema con una malattia cronica e non sai a chi rivolgerti, puoi trovare un primo aiuto qui: Giù la maschera è pubblicato con la collaborazione di un team di psicologi professionisti con anni di esperienza. Puoi scrivere una mail a questo indirizzo, sarai ricontattato.