Siamo tutti Fasma: l’intervista

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste

L’ultima volta lo abbiamo sentito cantare con l’emozione in gola e l’auto-tune a palla sul palco dell’Ariston. Il pezzo era “Per sentirmi vivo”,  e Fasma è stato senza dubbio tra gli artisti più interessanti, non solo nella categoria delle nuove proposte, dell’ultima edizione del Festival Sanremo, convincendo pubblico e critica, portandosi a casa un disco d’oro e raggiungendo i 100 milioni di stream. Era solo l’inizio, perché qualche settimana dopo è uscito “Io sono Fasma”, il secondo attesissimo album del rapper romano e della crew WFK, fondata nel 2016 con gli amici di sempre: il produttore GG (Luigi Zammarano) e il suo manager Tommy l’Aggiustatutto. Più che un’etichetta una vera e propria famiglia, ci tiene a precisare anche nelle sue canzoni. “Io sono Fasma” contiene 14 tracce in “genere libero”, come lo definisce Fasma, che colpiscono dritte come un pugno, perlopiù alla pancia, il posto delle emozioni. Fuori da pochi giorni anche un video per due tracce, Tommy + BASTA!, da guardare sobbalzando sulla sedia come di fronte ad poliziottesco anni Settanta, visto il montaggio da paura e la performance degli attori (Valentina Romani e Giuseppe Maggio).

Lo abbiamo intervistato.

La intro dell’album, “Tu sei Fasma”, è un manifesto potentissimo della tua arte. Parli delle tue emozioni in modo universale: è una chiamata alle armi per tutti i Fasma che sono nascosti dentro di noi, perché “Fasma è uno stato d’animo, un modo di essere. Fasma è essere se stessi anche se il mondo cerca di piegarti.” In che modo hai sentito che il mondo ha cercato di piegarti e come sei riuscito a non farti piegare? 

In questo mondo ci insegnano tutto e, avendo qualcuno che ci insegna a vivere, non sempre facciamo le nostre esperienze e arriviamo alle nostre conclusioni. Arrivando alle conclusioni che hanno già confezionato per noi, non viviamo mai davvero la nostra vita, perciò invito tutti a non aver paura di sbagliare, a non essere insicuri e a non sentirsi giudicati dal mondo, anzi a vedere il mondo come un tappetino elastico che sta sotto e che ti permette di andare ancora più in alto nel momento in cui cadi.

Nel brano “Tu sei Fasma” c’è un concetto che in questo momento storico diventa più che mai attuale:  “nell’individuo risiede la collettività e il mondo / ha bisogno di persone come te / che vedono un cambiamento.” Come rapporti queste tue parole a tutto quello che stiamo vivendo adesso con l’emergenza coronavirus?

Beh, sicuramente credo sia una frase molto attuale, l’unica cosa che mi dispiace è che per sollevare quest’idea di collettività le gente ha dovuto avere paura di star male. Spero che da questo momento possiamo uscirne ancora più uniti, non solo come italiani ma proprio come esseri umani.

Guarda il video di “Tu sei Fasma”.

Tommy è il tuo manager, il tuo migliore amico e un membro di WFK. Com’è nata la canzone “Tommy”? E qual è la scelta artistica che vi ha portato ad unire i brani Tommy + Basta in un unico video / cortometraggio?

 La nostra musica non ha limiti. Vogliamo far capire la versatilità della nostra musica, che Tommy e Basta! sono un discorso analogo, fatto con due toni totalmente differenti. Tommy, per quanto riguarda la prima parte, e Basta!, per quanto riguarda la seconda. Si, Tommy è il mio manager e il mio migliore amico. Rappresenta un po’ tutto  quello che stiamo creando. Per me vedere Tommy a tavola significa che ce la stiamo facendo, che non ci stiamo piegando e che stiamo andando dove dovevamo andare, soprattutto con chi dovevamo andare.

Guarda il video di “Tommy + BASTA!” di Fasma.

Per te WFK non è semplicemente un’etichetta discografica, ma una famiglia che permette ai suoi membri di esprimersi. Insomma, tutti sognano di fare qualcosa di grande con i propri amici, e voi ci siete riusciti. Qual è il segreto?

 Alla base di tutto c’è tanto rispetto, secondo me però non c’è un vero ingrediente segreto. Ti posso dire che è un po’ nata per necessità, e soprattutto è nata perché non avevamo paura di quello che poteva capitare, perciò ci siamo fidati l’un dell’altro e in un momento del genere ci siamo sentiti la nostra più grande vittoria e sorpresa. Ad esempio, tornando alla prima domanda (In che modo hai sentito che il mondo ha cercato di piegarti e come sei riuscito a non farti piegare? ndr ), se avessi ascoltato il mondo non mi sarei fidato di nessuno. Perciò è proprio lì che si rompe lo schema mentale che mi hanno insegnato e si vede ciò che io ho realmente vissuto. Quello che io invito a fare non è di diventare squali e mangiare i propri simili ma trovare il proprio branco, se ci si sente dei lupi solitari.

In “Lo faccio davvero” canti in francese, come mai questa scelta? C’è qualche artista della scena francese che ascolti e apprezzi particolarmente?

Sono stati gli altri che mi hanno convinto di fare quella parte in francese. È stato bello riuscire a portare all’interno della mia sfera musicale qualcosa che non c’entrasse niente, ovvero il mio studio del francese. Non pensavo che mi potesse tornare utile nell’ambito musicale… chi lo sa, magari in futuro sarà ancora più utile. La scena francese mi piace un sacco e in questo ultimo periodo sto ascoltando un sacco di artisti, al momento non ne ho uno che preferisco in particolare.

Ascolta “Lo faccio davvero” di Fasma.

Rifuggi le etichette, recentemente hai detto che il tuo è un genere libero, perché classificarlo significherebbe “semplificare”. Qual è la tua idea di musica?

Sì, non mi piace classificarmi in etichette perché io esprimo tutto me stesso e questo non può avere un’etichetta. Soprattutto voglio esprimere le emozioni e penso che le sonorità e il genere siano semplicemente delle maniere per limitare il modo di esprimersi.  Non so cosa mi potrà capitare in futuro, mi sono avvicinato alla musica ascoltandola a 360 gradi e non avvicinandomi a un semplice genere. Penso che essere cresciuto avendo a portata di mano ogni giorno musica differente mi abbia portato ad avere oggi quest’idea di musica totalmente libera, la vedo come un modo per chiunque di essere chi è al 100% e anche, se si vuole, di far finta di essere chi non si è. È tua la scelta, la musica è libera ma soprattutto è personale. Penso che quest’idea di musica sia molto attuale, soprattutto perché in una società in continua evoluzione come quella di oggi restare alla stessa idea di musica di 20 anni fa è molto riduttivo.

Hai iniziato a fare musica a 13 anni, e la prima volta che sei entrato in uno studio di registrazione ne avevi 16. Com’eri all’epoca? Ti ricordi com’è andata quel giorno in cui hai registrato il tuo primo pezzo?

Sì sì me lo ricordo benissimo, più che altro mi ricordo l’emozione, quella è stata molto forte. La cosa che mi è piaciuta di più è che finalmente stavo facendo qualcosa di mio, senza dover ringraziare nessuno, non per forza rivolto al pubblico. Infatti all’inizio non c’è mai stata la voglia di pubblicare le canzoni su YouTube per vedere un riscontro, più che altro l’intenzione era registrare qualcosa di personale.

C’è chi definisce i giovani “choosy”, bamboccioni, sdraiati. Perché ogni generazione ce l’ha con quella che viene dopo?

Beh questa generazione è una generazione forte, a cui magari molte volte non è stato lasciato modo di dire la sua. È una generazione che viene giudicata molto, come d’altronde sarà successo a quelle prima, però non la descriverei con questi aggettivi. Tutte le persone di cui mi circondo non possono essere descritte come persone che stanno sdraiate, anzi sono persone che hanno voglia e bisogno di fare. È comunque una generazione con un determinato disagio, però sono convinto che ci faremo forza l’uno con l’altro per andare avanti e al momento debito diremo la nostra. Questo succederà e lo faremo al 100%

Domanda inevitabile: come stai passando queste giornate in quarantena?

In questi giorni sto cercando di trovare nuove idee, nuovi pensieri, di leggere e giocare alla play, insomma sto cercando di occupare la testa. Alla fine penso che ognuno di noi, in questo momento, possa portare avanti una piccola cosa, che a fine quarantena potrà diventare una grande cosa. Perciò invito tutti a portare avanti sé stessi, le proprie idee, i propri pensieri e di essere pronti a metterli in atto nel momento in cui tutto questo finirà e si potrà uscire di casa di nuovo.

Quali sono le tre cose a cui Tiberio non rinuncerebbe mai, i tuoi tre #maisenza, che poi è il tema della Smemo di quest’anno?

La musica, la famiglia e il WFK.

Tra le tue caratteristiche c’è l’urgenza di farsi comprendere, ad esempio le persone che ti seguono non le definisci “fan” ma “quelli che hanno capito”. Che rapporto hai con loro?

Con loro ho un rapporto bellissimo, molto umano: sono miei amici, persone che mi hanno capito. Vorrei far capire loro quanto sono importanti e quanto sono stati fondamentali per la mia crescita, più che musicale, personale. Devo loro tanto e darò loro tanto. Spero che loro possano capire ogni giorno quanto siano importanti per me, sono la mia famiglia.

Photo credit: Fabrizio Cestari.

BIO: Tiberio Fazioli, aka FASMA, nasce il 17 dicembre 1996 a Roma. Nel 2016 fonda la crew WFK insieme al produttore GG (Luigi Zammarano) e il suo manager Tommy l’Aggiustatutto: «Esistiamo dentro di noi da sempre, a livello pubblico dal 17/12/2016». L’etichetta ha all’attivo tre artisti: Lil Zeff, Riviera e Barak da Baby. La musica è il pennello senza regole di Fasma, il microfono è la fotocamera con la quale cerca di rievocare momenti passati e significativi della propria vita, empatia in note, scatti di emozioni. Nel 2017 pubblica i singoli “Marylin M.” (oltre 11 milioni di visualizzazioni su YouTube e oltre 16 milioni di streaming su Spotify) certificato Disco d’oro, “M. Manson”, “Lady D.” e “Monnalisa” ft. Barak da Baby. Il suo album d’esordio “Moriresti per vivere con me” è uscito il 2 Novembre 2018.