I clown cattivi nel 2019 non fanno troppa paura

di Michele R. Serra

News - Recensioni
I clown cattivi nel 2019 non fanno troppa paura

Stephen King ha scritto una cinquantina di libri in altrettanti anni di carriera, e dalle sue storie sono stati tratti tipo un centinaio tra film, film per la tv e serie televisive. Eppure non sono tanti, gli adattamenti che ricordiamo. Quattro, cinque al massimo.

Il regista Andy Muschietti, chiamato a girare una nuova versione cinematografica di IT (una per il cinema vero, non per la televisione com’era quella del 1990 con Tim Curry), giustamente ha pensato: libro gigante, mito di una generazione, tutti dicono che è infilmabile. Quindi sarà il caso di fare le cose in grande. Detto fatto: due ore e un quarto il primo film, il secondo quasi tre. Un sacco di attori, un sacco di effetti speciali, un sacco di budget. Paura, però, mica troppa.

Il secondo capitolo di IT al cinema arriva con la benedizione di Stephen King, che non è sempre stato benevolo con gli adattamenti delle sue opere. Ad esempio, si era arrabbiato un bel po’ quando Stanley Kubrick aveva cambiato il finale di Shining. Comprensibile, per carità. Comunque. Qui King si presta perfino a recitare in una scena, come a dare il suo imprimatur. Eppure – premesso che le due cose vanno sempre a braccetto – è difficile dire se questo film abbia tradotto o tradito il romanzo originale.

IT – Capitolo 2 sconta una specie di strana contraddizione di fondo: lo svolgimento è tutto sommato simile a un classico teen movie di avventura anni Ottanta – tutta la seconda parte ti fa venire in mente All’inseguimento della pietra verde – però di tanto in tanto Muschietti ci butta dentro delle scene sanguinolente, giusto per ricordarci che questo dovrebbe essere un horror.

Gli horror che fanno paura davvero sono quelli costruiti sull’inquietudine che ti scava sotto la pelle, e piano piano diventa terrore. I grandi horror sono quelli che quando finisce il film hai come un senso di sollievo, ma un po’ di paura te la porti a casa. IT non è quel tipo di horror. Fa ampio uso dei cosiddetti jumpscare, la musica si alza e il mostro appare all’improvviso, così effettivamente qualche salto sulla sedia te lo fa fare. Però l’inquietudine si perde. E forse tre ore alla fine sono un po’ troppe.