Italiani, brava gente?

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Italiani, brava gente?

“Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del viceré d’Etiopia, maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di italiani, civili e militari, uscivano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla più furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto. Armati di randelli, di mazze, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque – uomo, donna, vecchio o bambino – incontravano sul loro cammino nella città-foresta di Addis Abeba. E poiché era stabilito che la strage durasse tre giorni, e l’uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigativi ed efficaci. Il più praticato era quello di cospargere una capanna di benzina e poi incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, lanciando una bomba a mano.”

Non è mai stato fatto un bilancio ufficiale di quanti morti ha prodotto questa carneficina, si va da 1400 a 30000 (TRENTAMILA) morti, dipende dalle fonti. Ancor più grave è che nessuno ha mai fatto un giorno di prigione per questo crimine contro l’umanità.

È accettabile che oggi questo Rodolfo Graziani, macellaio d’Italia, sia venerato quasi come un santo nel suo paese natale che si chiama Filettino?

In questo suo libro fondamentale, “italiani, brava gente?”, edito da Biblioteca Neri Pozza, Angelo Del Boca ripercorre la Storia coloniale d’Italia dal brigantaggio al secondo conflitto mondiale con l’intento di dimostrare che il mito degli “italiani brava gente” è una cacata pazzesca.

C’è bisogno di distruggere questo mito poiché per anni gli storici come il De Felice e gli opinion maker come Indro Montanelli hanno infestato il cielo della Italia intero di disinformazione, di fandonie, collaborando a costruire questo mito infame.
La maggior parte degli italiani è cresciuta democristianamente, con le storie che gli raccontavano questi signori gentiluomini e molti padri di famiglia, in buona fede e senza buon senso e purtroppo, le riportavano paro paro all’ora di cena. La maggior parte degli italiani è cresciuta a pane e democrazia cristiana, a pane e menzogne; è cresciuta con l’idea che l’italiano in guerra si faceva amare da tutti, era bravo, era bello ed era soprattutto buono; è cresciuta con l’idea che il nostro esercito occupante si facesse amare dal popolo occupato; mentre invece costruiva campi di concentramento, assassinava e violentava, commetteva efferati crimini.

L’esercito italiano è stato il primo esercito ad utilizzare armi chimiche, armi proibite come l’iprite. L’esercito italiano ha fatto i lager come i nazisti!
Qualcuno di noi ha mai visto un film di guerra in cui i cattivi non indossavano la divisa dell’esercito tedesco ma quella dell’esercito italiano, per esempio? E se non lo ha visto perché non lo ha visto?

Di recente mi è capitato di vederne uno, il leone del deserto, film che in Italia è tuttora censurato perché “lesivo dell’onore dell’esercito italiano.” (sic!).
In questo film si narrano i crimini contro l’umanità dell’esercito regio italiano in Libia e la resistenza eroica dei libici capitanati dal partigiano Omar al-Mukhtàr; si narra dei lager costruiti dagli italiani per fermare l’indomito leone, interpretato da un grande Anthony Quinn: finisce che lo impiccano davanti alla sua gente rinchiusa nei lager e costretta a guardare: che crudeltà!

Si raccomanda la lettura di questo libro fondamentale, che a mio avviso ogni italiano dovrebbe leggere. Questo libro è frutto della ricerca storica di uno storico, di uno scartabellatore di archivi. Nessuno storico come si deve, e Angelo Del Boca eccome se lo è, ha un segnalibro politico mentre scartabella.
Mi sento di dire che noialtri italiani dobbiamo tutto agli storici come Angelo Del Boca, medaglia d’oro degli scartabellatori.

Finisco questa epopea dello stomaco con un pensiero che mi sovvenne camminando per le strade dei quartieri Nord di Parigi: l’evacuazione del muco è l’ennesimo atto egoista dell’uomo, pensai. È saggio, sì, non aspettare di sputare il muco ma se solo si aspettasse di arrivare sulla tomba del generale Cadorna; oh! quanto sarebbe più pulito il mondo. Luigi Cadorna, il generale, il teorico della “spallata”, deliberatamente responsabile della perdita di quasi 800000 uomini, fra morti, feriti, dispersi e prigionieri, nelle undici battaglie dell’Isonzo (avrebbe continuato ad oltranza se non ci fosse stata Caporetto). Un tizio che “si è arrogato il diritto di vita e di morte su tutti gli abitanti della penisola.”. Per questa bella impresa a Milano gli hanno dedicato un piazzale!
Fin troppo disonore italiano di ieri e di oggi è figlio dei negazionismi. L’antidoto, secondo me, caro mio il lettore, è somministrare Angelo Del Boca nella scuola dell’obbligo. L’antidoto è leggere Del Boca.

“E tuttavia, a Parma, gli Arditi del popolo si erano battuti bene e avevano respinto le squadracce di Balbo” Angelo Del Boca