J. Edgar

di Michele R. Serra

Recensioni
J. Edgar

J.Edgar Hoover è stato prima fondatore e poi capo indiscusso dell’FBI americana per più di mezzo secolo, dagli anni Venti ai Settanta, passando attraverso otto presidenze diverse. Clint Eastwood ha fatto un film sulla sua vita: guardando il trailer, ci passano davanti agli occhi tutti i classici: completi eleganti, bar pieni di fumo, intrighi di potere, telefonate al presidente. Però in realtà non è l’ascesa al potere di Hoover, il centro della storia, bensì l’amore. Chissà perché, dal trailer non sembra mica così.

La storia d’amore è quella fra il protagonista e Clyde Tolson, direttore associato dell’FBI. Una storia d’amore gay mai provata nella realtà storica, eppure molto logica: Hoover non si è mai sposato e viveva fianco a fianco con Tolson, che ha ereditato i suoi possedimenti e ora è sepolto vicino a lui nel cimitero del congresso americano. Ma che i due stessero insieme è solo un sospetto: nella vita pubblica Hoover combatteva strenuamente contro i movimenti per i diritti dei gay, come del resto contro quelli dei neri. E contro gli altri che considerava sovversivi. Tipo, tutti…

Clint Eastwood ha deciso di fondare il suo film sulla tensione fra l’immagine che Hoover voleva dare di sé stesso e la sua vera natura, mai accettata neppure da lui stesso. Così, nel racconto, tutto il resto passa un po’ in secondo piano, nonostante, di roba da raccontare, nella vita di Hoover, ce ne fosse molta.

J.Edgar Hoover è Leonardo Di Caprio, che ancora dimostra quanto siano lontani i tempi di Titanic: quella che era solo una babyface è diventata dei volti simbolo di Hollywood, in questi anni. Perfetto nel dare corpo alla paranoica inquietudine di Hoover, e vita a un personaggio dai modi affettati, enigmatico, mai davvero decifrabile. Inquietante.

… Vero che, truccato da anziano, è incredibilmente simile a Philip Seymour Hoffman. E Armie Hammer/Clyde Tolson, con lo stesso geronto-makeup, ha un’inquietante somiglianza con Francesco Mandelli negli sketch padre/figlio dei Soliti idioti. Argh.

No, seriamente. Com’é, J.Edgar? Una pellicola con molti difetti, mica solo perché non offre di J.Edgar Hoover l’immagine che molti si sarebbero aspettati. Cioè quella di un paranoico-ipocrita-sociopatico-fascista che era quasi vicino a diventare ditattore degli Stati Uniti. No, i difetti sono altri: il film scade spesso nell’improbabile, nel melodrammatico, nel racconto di stereotipi.

Però è anche un film che dura due ore senza annoiare, con dentro almeno tre scene memorabili e rilfessioni su problemi fondamentali per l’uomo moderno: la difficile accettazione di sé stessi, il confine fra pubblico e privato, l’impossibilità di comunicare cose semplici. Qui sta la grandezza di una pellicola che – senza essere un capolavoro – non può lasciare indifferenti.