Jodie Foster is gay (and it’s ok)

di Marina Viola

Jodie Foster is gay (and it’s ok)

Chiamate un esorcista!

Qui, dall’altra parte del mondo, Jodie Foster, invece, si racconta. Bella come il sole, da quando ha tre anni emana un senso di coraggio e sicurezza degna di un leader politico. La sua eleganza è sempre impregnata di un non so ché di mascolino, che la rende sexy agli occhi di maschi e femmine di tutto il mondo.

Racconta, accettando il suo ennesimo premio alla carriera, di aver amato e convissuto per vent’anni con Cydney Bernard, la sua compagna, e di aver con lei cresciuto due figli (maschi), che dalla sala arrossiscono quando lei dice loro pubblicamente che li ama.

Mi vengono subito in mente gli amici delle mie due figlie, tanti, che hanno due genitori dello stesso sesso: Will, Ryan, Elizabeth, Nikhil. Ho incontrato le loro mamme alle riunioni scolastiche, e ho sempre cercato di capire attraverso il loro modo di fare, se ci fosse qualcosa di diverso nel loro modo di essere genitori e nel mio, senza mai trovare assolutamente niente.

Poi penso invece alle famiglie che conosco che sono, come dire, “tradizionali”, e che non sempre sono felici come dovrebbero essere agli occhi dei conservatori che ci assicurano sia la sola alternativa, vedo padri stufi e mogli annoiate, e mi chiedo se il fatto che tutti e due i genitori facciano pipì seduti, o se uno di loro sta in piedi sia veramente il seme del successo di una famiglia felice.

Vivo a Cambridge, cittadina ultraliberale e forse anche per questo mèta di famiglie non convenzionali: il Massachusetts è stato il primo stato di questo Paese, nel 2004, a legalizzare il matrimonio gay, e ad approvare e appoggiare coppie gay ad avere figli attraverso la seminazione artificiale o l’adozione: la coppia di donne e madri che abita di fronte a casa mia è stata la prima in tutti gli Stati Uniti a sposarsi, facendo commuovere milioni di persone. Non dico che non ci sia che è contrario a questi diritti. Qui, per esempio, fu proprio Mitt Romney a mettere i bastoni fra le ruote a chi lottava per l’uguaglianza dei gay. Leggo invece, malgrado il mormone che perse anche le elezioni a Novembre, che adesso sui certificati di nascita non si leggono più né la parola madre né padre, per accomodare qualsiasi circostanza senza imbarazzi.

Ed eccomi qui, in questo lunedì mattina uggioso, in camicia da notte e pantofole, ad ascoltare Jodie con un nodo alla gola, e a sperare che, oltre a tutte le cagate che questo paese esporta, riesca anche a far capire che amare qualcuno non vuol dire precludersi la possibilità di una vita normale.