Johnny Cash Out among the stars

di Michele R. Serra

Recensioni
Johnny Cash – Out among the stars

Difficile non voler bene a Johnny Cash, no? Le sue canzoni parlano di balordi romantici, che magari fanno a pugni, sparano e rubano per vivere… ma poi conoscono la donna dei loro sogni e si innamorano, si sposano, vanno a vivere nelle campagne del Tennessee, eccetera eccetera.

Il punto è: tutti quelli che hanno meno di sessant’anni hanno conosciuto Johnny Cash per il film di James Mangold (uscito ormai quasi un decennio fa) e per i dischi della serie American Recordings, che sono quelli prodotti da Rick Rubin. Lui oggettivamente ha avuto un’idea fantastica: prendere la voce di Cash ormai vecchio e stanco, una voce roca, cupa, cavernosa, e aggiungere appena qualche accordo di chitarra, al massimo qualche colpo di batteria. Ma poco. Ecco, quei dischi minimal hanno fatto innamorare di Johnny una generazione. La stessa a cui farà strano, sentire l’ennesimo ultimo-disco-postumo suonare tipo Sanremo. Ok, forse stiamo esagerando, ma certi arrangiamenti fanno quasi orchestra dell’Ariston. E non è una bella sensazione.

Dunque. La realtà è che tra i concerti nelle prigioni degli anni Sessanta e le registrazioni crepuscolari dei Novanta, bè, c’è molto. ad esempio questi nastri venuti fuori dagli archivi della Columbia Records, che risalgono all’inizio degli Ottanta. Johnny Cash non è stato solo il musicista fuorilegge, e non è stato solo il profeta della malinconia, della morte in arrivo, dei rimpianti.

In mezzo, è stato anche il caro, vecchio Johnny Cash, che raccontava piccole storie americane, come quella della one night stand con la sua cantante country preferita, o quella di lui che ci riprova con la sua ex. Un piacere ascoltarle, anche fuori dai confini del Tennessee.