Junkfood The cold summer of the dead

di L'Alligatore

Recensioni
Junkfood – The cold summer of the dead

“The Cold Summer Of The Dead”, direttamente da Pascoli (vi ricordate la sua “Novembre”?… l’estate fredda dei morti?), l’underground italico più vero e genuino per uno dei dischi più sorprendenti dell’anno. È il secondo album dei Junkfood, uscito come il precedente con la Trovatobato, e questa volta anche la Blind Proteus di Simona Gretchen, con la quale c’è vicinanza geografica, ma anche umorale.

Otto strumentali oscuri e a tratti duri, come l’illusoria “estate fredda dei morti, l’estate di San Martino”, quel caldo novembrino prima del freddo totale. Otto pezzi psicologici, ben tesi, tra l’ambient d’ispirazione filmica e il rock elettrico di richiamo internazionale. Un disco tutto da ascoltare, anche con la vera estate alle porte, un disco dove fatico a dire un titolo sopra ad un altro, ma se proprio devo vi dico “Days Are Numbered”, ritmico rock dal sapore balcanico con tromba in evidenza, “The Maze”, pieni e vuoti con un perfetto uso dei fiati, “The Quiet Sparkle”, dilatato e sperimentale, tra il jazz e la classica, “Below the Belt”, rock durissimo, con la chitarra a dialogare perfettamente con la batteria.

La musica dei Junkfood è musica rara, questo disco lo prova: capace di contaminare e contaminarsi tra i generi sconfinando in altre arti. Non a caso mettono a disposizione le loro note per film e spot pubblicitari, suonano un sacco live e collaborano con molti altri musicanti della scena underground. Teniamoli a portata d’orecchio…