Juve, Napoli, Roma, Lenore

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Juve, Napoli, Roma, Lenore

Ma se Beretta è il presidente della lega, Salvini chi è?
Sono costretto a salvarmi in calcio d’angolo, ossia a fare uso delle parole di Jannacci per dare un senso a questa inconcludente domenica di metà dicembre. I miei occhi stropicciati dal malcontento reclamano giustizia. Ah, la domenica! E’ quando arriva alla fine del suo mandato che capisci perché non ti è mai piaciuta: l’odiosa Juventus ha vinto, il Napoli ha pareggiato contro la Roma al San Paolo e Lenore Beadsman non si è fatta vedere.

 

(Enzo Jannacci e Ugo Tognazzi a San Siro, un bel po’ di anni fa)

Aveva detto “je reviens.” Aveva lasciato intendere che sarebbe stata una bella giornata, si era presentato carico di aspettative come sempre questo settimo giorno della settimana, di pensieri positivi, di zucchero persino. L’ho sempre saputo: il giorno successivo al sabato non è altro che una promessa non mantenuta; la domenica è bugiarda come Lenore e come il risultato: meritava di vincere il Napoli!

Tralasciando questo sperpero di pensieri miei e concentrandosi per una volta sul pragma, Sarri, l’allenatore in tuta, che chi segue questa rubrica ha già avuto modo di conoscere, ma anche chi non la segue dato che è famoso, Sarri ha commesso un errore non da poco questa maledetta domenica.
Si è dimenticato di santificare la festa, non ha fatto giocare Mertens dal primo minuto nonostante tutta la settimana abbia dimostrato di essere in gran forma. Lo ha inserito troppo tardi al posto di Callejon, un giocatore che sembra non spettinarsi mai.

Credo che Maurizio ogni tanto la possa cambiare la “formazione tipo”, soprattutto quando la sua squadra non viene da un risultato positivo. Sono due punti persi, Maurizio!
Per quanto riguarda invece l’altro allenatore, quello della Roma, quello che per intenderci sta sempre a braccia conserte, quello che parla con la panchina come la suocera con la scopa, quello che si dà un sacco di arie pur facendo giocare la sua squadra con uno schema che non si vedeva dai tempi di Carletto Mazzone, cioè ordina ai suoi giocatori di cercare disperatamente lo “spizzo”, ossia la testa dell’attaccante alto di statura; insomma: palla alta al centravanti. Ciò succede, per i non addetti ai lavori, quando la paura fa novanta, quando non si hanno le idee chiare, quando non si sa che cosa fare col pallone tra i piedi e così lo si consegna al cielo alla “viva il parroco” sperando che ritorni giù in un mondo più bello e soprattutto che i 90 minuti, il tempo di una partita di pallone, passino in fretta. Si dà così tante arie questo allenatore a braccia conserte che addirittura durante la partita, quando non ha le braccia conserte, prende appunti. Dopodichè fa giocare un esterno d’attacco esterno di difesa, terzino si sarebbe detto un tempo; fa giocare un centrocampista di contenimento esterno nel centrocampo a quattro e addirittura un centrale esterno di difesa pur avendocelo in panchina il terzino. Sì, il terzino! Mentre tutto è così dannatamente fuori ruolo, il sor francese prende appunti. Già: è francese l’allenatore della Roma. Fran-cé-se. E fa venire l’itterizia come questa sillabazione.

Se la A.S. Roma non vuole perdere un altro anno a buffo, sarà meglio che licenzi il suo allenatore per giusta causa e giustificato motivo, e che lo faccia il più in fretta possibile.