Kaze and the Wild Masks

di Redazione Smemoranda

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Kaze and the Wild Masks

Diciamola tutta: questo non è proprio un momento d’oro per il mondo dei videogame. Anzi, la realtà è che sembra tutto un po’ fermo. Sarà che è ancora molto difficile anche solo comprarsi le nuove console, sarà che gli studi di produzione hanno un po’ di difficoltà a lavorare, visto che la pandemia ha rallentato il lavoro di molti, o sarà semplicemente che non ci sono grandi nuove idee, capitano questi momenti no? Quale che sia il motivo, il punto è che in questo inizio di 2021 non sembrano essere usciti giochi rivoluzionari o degni di essere ricordati da qui a un decennio. E allora, in attesa di grandi uscite che sicuramente arriveranno nella seconda parte dell’anno, l’industria del videogioco si limita a sfruttare la nostalgia dei gamer più maturi, con prodotti che sono programmati oggi, ma sembrano pensati negli anni Novanta.

Kaze and the wild masks è apertamente descritto dai suoi sviluppatori – dello studio brasiliano PixelHive – come un grande tributo al platform degli anni Novanta. e in effetti chiunque abbia vissuto quegli anni non può che essere d’accordo. C’è come protagonista un animale antropomorfo, un design dei livelli tipico di quegli anni… ma anche la grafica e le meccaniche di base, tutto in Kaze and the wild masks è un tributo continuo a una lista infinita di predecessori a 16-bit. Se trent’anni fa avete avuto la gioia di giocare con un computer Amiga, già alle prime schermate di Kaze and the wild masks tornerete bambini.

Un platform vecchia scuola

Kaze and the wild masks è stato prodotto con un budget piuttosto modesto, e a prima vista sembra perfino troppo semplice, quasi un gioco per bambini. Ma è solo un’impressione, perché se fate passare una mezz’ora dall’inizio del gioco, nel momento in cui pensate di aver ormai capito tutto, la difficoltà ingrana due marce in più, e il gioco diventa un vero godimento. Anche perché il design dei livelli e soprattutto dei cattivi è davvero piacevolmente folle. Se pensate che la maggior parte dei nemici sono creature vegetali tipo carote zombi, credo capiate subito cosa intendo.

Design accattivante, gameplay perfettamente a fuoco, grafica ispirata… però bisogna dire chiaramente che è solo un omaggio ai platform della vecchia scuola, niente di più e niente di meno. Se è questo che volete, tutto bene. Con il valore aggiunto dal fatto che la protagonista è effettivamente una femmina: una coniglietta. Fatto che negli anni Novanta non era così scontato, visto che il 90% dei protagonisti dei videogiochi erano maschi. Per fortuna i tempi cambiano, e i platform belli restano.