Kendrick Lamar Good Kid, M.a.a.d City

di Michele R. Serra

Recensioni
Kendrick Lamar – Good Kid, M.a.a.d City

33 gradi di latitudine nord, 118 di longitudine ovest. Se nascete da quelle parti e decidete di fare rap, non sarà facile.

Compton è appena a sud di Los Angeles, conta appena centomila abitanti: piccola se confrontata con la megalopoli che gli sta sopra. Ma per il rap è una capitale, culla del gangsta: Ice Cube, Dr. Dre e gli NWA, i Compton’s most wanted (sì, lo so, loro sono ovvi)… tutti lì.

Kendrick Lamar è un rapper di Compton.

Nel suo secondo disco (che poi è il primo su CD) c’è una canzone che si chiama Compton e che di fianco, tra parentesi ha scritto: produced by Just Blaze, featuring Dr. Dre. La presenza di quei nomi ti fa pensare che Kendrick sia uno di quel genere lì – gangsta – nato e cresciuto in un ambiente che l’ha portato a essere quel genere di rapper. Ma non è tutto qui.

Kendrick canta “Non ci sono città come la mia”, ma quella è solo l’ultima canzone, un punto di arrivo. Si sa che l’importante non è la meta, ma il viaggio: il viaggio di una vita, quello che troviamo raccontato nel resto del disco. Quello che ci interessa davvero.

Good Kid M.a.a.a.d City, si intitola. Dentro il libretto del cd ci sono i testi delle canzoni, ma soprattutto un sacco di fotografie. Foto di Kendrick e della sua famiglia, di un ragazzo che cresce. Che è esattamente la storia raccontata anche dalle canzoni, una dopo l’altra. Inizia con un ragazzo di 17 anni che pensa solo alle donne, e si sente strafigo al volante dell’auto di sua madre. Almeno finché mamma e papà non lo riportano giù dalle nuvole.

Poi Kendrick cresce, e scopre che anche se per fare il rapper deve fare quello potente, quello gangsta, in realtà, semplicemente, ha zero scelta.

Qualcuno ha detto che è più facile scrivere, se hai qualcosa da dire. Kendrick Lamar ha 25 anni, ma di cose da dire ne ha.

Non è una novità che i rapper raccontino la loro vita, quello che vedono e quello che hanno vissuto. Però Kendrick non solo sa raccontare, ma riflette, scherza, ribalta le fondamenta del gangsta. Un romanzo di formazione, come molti dischi rap da quando esiste il rap.

Kendrick ne ha scritto, semplicemente, uno migliore.