Kung-fu Panda

di Michele R. Serra

Recensioni
Kung-fu Panda

Pare che i panda, dal vero, non siano poi tanto simpatici. Sono grossi, irascibili, mordono e graffiano. Giusto l’anno scorso, in due zoo cinesi si sono registrati attacchi da parte di panda. Ma questo i bambini non lo sanno, perché quasi nessuno ha visto un panda dal vero. I bambini amano i panda perché li hanno visti solo attraverso uno schermo, e lì certo che sembrano gli orsacchiotti più carini del mondo, tutti paciocconi e con quella mascherina di pelo nero intorno agli occhi.

Si capisce insomma come mai alla Dreamworks, la casa di produzione di Steven Spielberg, abbiano deciso di prendere un panda come protagonista del loro ultimo film di animazione. Po, questo è il nome del grasso e pigro panda, abita in un villaggio dell’antica Cina dove fa il cameriere nel ristorante del padre – fra il resto, il padre non è un panda, è una gru: il che non depone a favore della fedeltà di sua moglie, ma nessuno sembra porsi il problema – comunque, questo Panda Po è destinato a diventare un maestro di arti marziali e a salvare tutti dal pericolo che incombe.

La Dreamworks ha sempre giocato il ruolo di parente povero, nei confronti della casa di produzione diretta concorrente, la Pixar della Disney. Se la Pixar ha sfornato capolavori su capolavori, da Alla ricerca di Nemo a Gli incredibili, la Dreamworks si è dovuta accontentare di pellicole medie ma non eccezionali come Shrek, che rimane il suo più grande successo. Kung Fu Panda invece è piuttosto soddisfacente: un intrattenimento perfetto che strappa più di un sorriso (e non solo ai piccoli) con un’ambientazione riuscita e molti tocchi di classe, in omaggio ai classici film di kung-fu degli anni Settanta.

In definitiva, Kung Fu Panda è uno dei migliori cartoni animali visti negli ultimi tempi. Sconsigliato solo a chi ha la pandafobia.