Il primo romanzo da “solista” di Gino Vignali

di Laura Giuntoli

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Il primo  romanzo  da “solista”  di Gino Vignali

Gino (Vignali) in coppia con Michele (Mozzati), lo conosciamo bene: è uno dei papà di Smemoranda e di Zelig, oltre che autore, sempre insieme a Michele, di libri come Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano (1991), Neppure un rigo in cronaca (2000) e Le cicale (2004). Da oggi lo conosciamo un po’ meglio, perché esce il suo primo romanzo da “solista”, il numero uno di una quadrilogia che segue le quattro stagioni: La chiave di tutto, edito da Solferino. Un giallo particolare, drammatico ma raccontato come una commedia, che ha come protagonista una affascinante vice questore, bella e aristocratica, lontana anni luce dagli stereotipi dell’investigatore classico. L’altra protagonista è Rimini, dove la mamma di Gino è nata e dove lui trascorreva le estati da bambino, che ancora adesso è, dopo Milano, la sua seconda casa. Anche qui siamo lontani dai cliché: questa è una Rimini invernale, avvolta dalla nebbia, misteriosa e vilolenta, e fin da subito muore un sacco di gente. Un senzatetto, un etiope, una spogliarellista: una catena di delitti sinistramente logica. Sembra proprio che il killer che nel giro di poche ore ha disseminato Rimini di cadaveri abbia in mente di “fare pulizia”. Ma il vice questore Costanza Confalonieri Bonnet, l’investigatrice più bella mai apparsa in una Questura (calendari compresi), non è convinta, la pista ideologica secondo lei non è quella giusta. Altrimenti perché Vagano, misterioso barbone quasi felliniano, si sarebbe preso la briga di ingoiare una chiave prima di morire? Quella, secondo Costanza, è la chiave di tutto. Ma cosa apre?

Affiancata da una squadra irresistibile – l’ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, l’assai meno intellettuale vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e l’agente scelto nonché nerd Cecilia Cortellesi – Costanza indaga, tra le strade di una Rimini ammantata di neve e dall’alto della sua suite al Grand Hotel. Una magistrale caccia all’assassino per un romanzo che riesce a restituire echi di Simenon e di Campanile, alternando senza tregua tensione e umorismo, colpi di scena e atmosfere suggestive.