La letteratura rivista da Cantù

di Trio Cantù

Storie di Smemo
La letteratura rivista da Cantù

Ebbene sì, cari studenti: Alessandro Manzoni, per gli amici Sandrone, non era quel santo che c’han fatto credere.

Secondo i bollettini dell’epoca Sandrone Manzoni in gioventù andava a donne e giocava d’azzardo. Per l’esattezza passava giornate intere a un primitivo videopoker a vapore. A vent’anni si trasferì a Parigi, si fece crescere i capelli e cominciò a frequentare circoli equivoci sotto lo pseudonimo di Jean Francois de la Baguette. Fu allora che si avvicinò al Romanticismo. “Papà, sono un romantico!” scrisse al genitore. Il padre: “Passi puttaniere, ma ricchione mai!”, e lo costrinse a tornare in patria. Fu così che Sandrone l’incompreso, costretto al ritiro, cominciò a scrivere il romanzo che gli avrebbe portato fama e fortuna: Cinquanta sfumature di Como. Era questo il titolo della prima stesura de I promessi sposi, una sorta Romanzo-panettone asservito alle logiche commerciali del marketing ottocentesco, le famose tre “S”: soldi, sangue e (s)figa. Fu un successo internazionale.

E così, Renzo Tramaglino in origine si chiamava Salvatore Scicchitano, non era un umile e ignorante contadino lombardo, bensì un immigrato in Lombardia da Santa Cristina d’Aspromonte, con un violento accento calabrese e una spiccata predisposizione alle coltellate. Ammazzava Don Rodrigo esattamente a pagina 6, cosa che avrebbe accorciato di molto l’agonia di milioni di studenti.

Lucia Mondella in realtà si sarebbe dovuta chiamare Pamela Zanetti da Fizzonasco, paesino in cui svolgeva l’attività di commessa in un’importante bottega di mobili d’importazione austriaca.

Il primo nome di Don Rodrigo era Giannino Palmazzi e non faceva paura a nessuno. Finiva sbudellato da Salvatore Scicchitano più o meno a pagina 6 ed esalava l’ultimo respiro ricordando le parole di mammà: “Giannino bello, invece di fare il signorotto, perché non fai il concorso alle Poste che sta tuo zio che ci mette una buona parola?”.

L’Innominato nella versione originale aveva un nome e un cognome, solo che Gianmaria Pasquale Antonino Gualgeschi Duca di Capodimonte d’Aragona da Casalpusterlengo Pasquale Vincenzo Antonio Tommaso Ildebrando Visconte di Vimodrone della Val Sesia e delle zone circostanti fu giudicato poco incisivo.

Dopo il matrimonio Salvatore e Pamela si trasferirono in Calabria dalla mamma di lui. Concepirono 19 figli, che chiamarono con i nomi dei paesi che affacciano sul Lago di Como (meta del viaggio di nozze): Cernobbio, Gravedona, Domaso, Bellagio, Lierna, George Clooney… E poi nessuno moriva di peste. L’unico flagello dell’epoca fu una droga sintetica mescolata col vino delle osterie che causava potenti allucinazioni. Si vocifera che tale intruglio abbia gettato le basi del Futurismo. Altro che sciacquare i panni in Arno…