7 dischi quasi d’esordio, da ascoltare

di L'Alligatore

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7 dischi quasi d’esordio, da ascoltare

Tanti dischi nuovi nell’underground italiano nell’ultimo periodo. Come al solito, per mettere ordine abbiamo chiesto all’Alligatore di creare una playlist di dischi suonati e cantati da gruppi o singoli combattenti, contro il razzismo e l’omologazione. Ascoltateli, se vi va.

Disco pop malinconico e ironico, con giochi di parole e un’elettronica insinuante, per questa seconda prova di inediti de La Tarma, intitolato emblematicamente Usignolo Meccanico. Usignolo Meccanico, perché la sua voce d’usignolo (ha una gran bella voce Marta Ascari), si muove su un tappeto di suoni sintetici, meccanici, caricati a molla come l’inquieta e strana ma bella copertina (in parte ispirata dall’arcano XVIII dei Tarocchi, la Luna, chi se ne intende capirà i riferimenti). Le dieci canzoni del disco sono così, strane, inquietanti, ma belle. Fanno riferimento, con molta ironia, al pop italico anni ’80 (sentirete ascoltando i testi), però dietro un apparente sound solare, si nasconde una forte riflessione malinconica sulla vita nella nostra italietta. Estivo, ma anche autunnale … un autunno caldo però!

Gran bell’esordio dei sardi Trigale, con In pancia al pesce, moderno blues dal sapore cantautorale e certi momenti di divertimento country-rock. Un esordio per niente improvvisato, ma semmai maturo, con le giuste parole, ironia e incazzatura. Cantano in italiano, tra disillusioni e utopie, prese di posizione ecologiste e contro le cose che non vanno. Un bel modo di rinnovare il blues, mi hanno ricordato molto il mio conterraneo Massimo Bubola o il giovane Pino Daniele. Paragoni importanti? Sì, ma se li meritano tutti, provate ad ascoltare “Non ti va mai bene niente”, o “Salamoia” o la stessa “In pancia al pesce”, titolo portafortuna, e mi direte se non ho ragione. Molto bella anche la copertina, dalle suggestioni cinematografiche forti.

La Municipàl è il progetto dei fratelli Carmine e Isabella Tundo. Un progetto per niente secondario per questi due giovani pugliesi, che da qualche anno stanno creando emozioni e canzoni importanti per il nostro pop. Ricordano, non c’è dubbio, i Baustelle, ma con una loro ben delineata personalità, e con il giusto peso. Già il titolo di questo loro nuovo album, Bellissimi difetti, ha il gusto intellettuale per i giochi di parole. E di parole ne dicono molte, in testi belli, voce di una generazione. Una colonna sonora importante per i trentenni di oggi, e per chi vuole cercare di capirli, tra una politica che non va, tradimenti, insoddisfazioni, fughe … tanti difetti, che possono essere bellissimi. Sicuramente sì, quando creano arte, come in questo caso.

Ecco un disco fortemente spiazzante (ma che parole usa? … ti chiedi ascoltandolo), femminile e piacevolmente femminista (al modo di oggi), intitolato emblematicamente Se nascevo femmina. È il secondo album a firma di Ilaria Viola, giovane cantautrice romana da un bel po’ sui palchi della musica della capitale. Un rock ritmico e ipnotico per narrare le storie di donne oggi, con Ilaria che parla in primo piano di lei: dal suo viaggio in un giappone materialista alle storie d’amore di una sera, dal classico ritratto di una ragazza d’oggi, una mora, vegetariana, magra Leila, alla fine di un amore. Molte cose dette, a partire dal corpo, come lascia intuire la forte immagine messa in copertina e nell’altrettanto spiazzante video della title-track. Vedere (e ascoltare) per credere.

Semplice e diretto come la copertina lascia intuire questo esordio di Miriam Foresti, Il giardino segreto. Dieci tracce di pop-jazz cantautorale dedicate alla rinascita dopo le sventure, il freddo, l’inverno, le avversità. Dieci tracce scritte e cantate in italiano dalla bella voce di Miriam, a parte due pezzi in inglese. Uno di questi, “I Know A Place” è dedicato a Nick Drake, mitico cantautore al quale è molto legata … e si sente. Si sente nell’uso degli archi, nelle tematiche, in una certa atmosfera malinconica, che lega il terremoto de l’Aquila, vissuto da Miriam, alla vita del bucaneve, fiore forte, che indomito aspetta la primavera. Delicato, ma tenace come questo disco.

Tra i cinque finalisti per il premio Tenco come miglior esordiente, Il giorno, poi la notte segna l’esordio di un nuovo cantautore di gran classe, con idee sul mondo e la musica, il pavese Alessandro Centolanza, che con gli Splendidi ha dato vita a questo disco targato Squi[libri]. Dieci pezzi più una ghost-track, per disegnare una giornata intera, con ironia, provocazioni intelligenti, bozzetti di provincia di oggi. Penso a “Se io fossi milionario”, voce/pianoforte/fiati e tante belle utopie, nata dalla constatazione che tutti si lamentano per la mancanza di soldi, ma nessuno dice cosa farebbe, mentre lui lo canta, poeticamente e concretamente, alla Rodari. Ma questa è solo una, tutto il resto è swing, rock-blues, jazz, e moderno cantautorato che ricorda molti grandi … e lui sarà uno di questi.

Dopo tre album con la Classica Orchestra Afrobeat, il barbuto romagnolo Marco Zanotti torna con un album esplosivo, etnico, etico, pieno di patos, come una bella moca di buon caffè, intitolato emblematicamente Cucòma Combo (dalle sue parti la cucòma è proprio la caffettiera). Quindi nuovo progetto musicale, così denominato, con forza radicale di intrecci razziali e tanta voglia di ballare. Dieci pezzi originali, più due cover da togliere il fiato. Il fiato dei fiati, del ritmo, organetti psichedelici e tante parole in diverse lingue del mondo tra omaggi a Tony Allen e l’intensa “JJD” di Fela Kuti (Marco ha curato l’edizione italiana della sua bio presso Arcana): dieci e passa minuti per chiudere il disco e lasciare nelle orecchie un magico mantra psicoattivo che vi farà voglia di riascoltarlo subito. I Blues Brothers più etnici e world sono atterrati in Romagna. Prendeteli vivi!