La Musica nel Cuore

di Vera Trama

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La Musica nel Cuore

Nel “dorato mondo” del Grande Schermo esistono delle precise tipologie di pellicole per cui anche chi accetta di stare al gioco, pagare il biglietto e sedersi in sala parte sempre e comunque prevenuto. La Musica Nel Cuore appartiene proprio ad una di queste tipologie, quella della favolona sciroppata dove tutto è già scritto ancora prima che scorrano i titoli di testa. Eppure, nonostante tutti i peggiori pregiudizi del caso (che riguardano non soltanto l’esile trama – bimbo che non si rassegna a immaginarsi orfano e che, «seguendo la musica», si lancia alla ricerca dei genitori nella Grande Mela -, ma anche uno dei suoi protagonisti, ovvero il “bel soprammobile di Match Point” Jonathan Rhys Meyers), alla fine si riesce perfino ad uscire dal cinema quasi contenti di esservi entrati.

Sarà perché, consueta morale di questo periodo festivo, «a Natale sono tutti più buoni» e quindi i facili sentimenti riescono a fare breccia nel cuore del prevenuto spettatore più che in qualsiasi altro periodo dell’anno, sarà perchéLa Musica Nel Cuore qualche idea che vada oltre il «vissero felici e contenti» ce l’ha, e quindi è giusto e legittimo riconoscergliela.

Per esempio, il peso dato alla musica come principale filo rosso dell’intreccio non è né quello dei musical veri e propri (The ProducersDreamgirlsHairspray etc.) né quello dei videoclip di un’ora e mezzo che scambiano il Cinema con il palinsesto di Mtv (Nero BifamiliareL’Arte Del Sogno etc.). E’ un peso puramente emotivo ed evocativo, al punto che non sono solo le canzoni ad essere sottolineate da regia e montaggio, ma anche i singolisuoni e rumori, che diventano ritmo attraverso la percezione di Evan Taylor/August Rush (Freddie Highmore, come al solito particolarmente dotato di sfumature espressive) o che si fondono tra loro a definire «corrispondenze d’amorosi sensi» mescolando la classica al pop.
Sorpresa delle sorprese, Jonathan Rhys Meyers riesce perfino ad essere meno “in prestito” del solito, probabilmente perché nei ruoli che hanno a che fare con la musica – Velvet GoldmineElvis – si trova più a suo agio rispetto a quelli dove conta esclusivamente il talento interpretativo, e insieme a lui l’intero cast (tra cui Keri Russel, Robin Williams e Terrence Howard) svolge con diligenza il proprio compitino dall’inizio al lieto fine.
In America, comunque, ha incassato molto meno del previsto: costato 30 milioni di dollari ne ha portati a casa soltanto 20. Ma piuttosto che affogare gli sbattimenti di un anno nelle acque di Matrimonio Alle Bahamas o Natale In Crociera, qui quantomeno si ha la soddisfazione che mezza cellula cerebrale si riesce a tenerla accesa…

LA MUSICA NEL CUORE (AUGUST RUSH), di Kirsten Sheridan con Freddie Highmore e Jonathan Rhys Meyers (Usa, 2007)
Consigliato a: chi non disprezza le commedie sentimentali made in Usa e crede che la colonna sonora di un film non sia necessariamente un accessorio posticcio
Sconsigliato a: chi detesta i film prevedibili e valuta una pellicola solo in funzione dei suoi colpi di scena