La notte dei lunghi coltelli Morte a credito

di L'Alligatore

Recensioni
La notte dei lunghi coltelli – Morte a credito

Una delle prime uscite del 2013, giusto per ricordarci che sono tempi duri e non sarà un anno tranquillo. Sul lato del rock italico sarà infuocato a sentire “Morte a credito”, disco con riferimenti alti e riferimenti bassi, una tensione a stento tenuta a freno, Céline, Camus, Prevert, il Lev Tolstoj di Ivan Iljc, il noise-rock che spacca, le guerre, frasi che incendiano la Storia, passione, passioni, pressioni.

Da “La caduta”, pezzo pestante con parole come fossero saette, alla ghost-track finale, la mia coda è messa a dura prova da queste perle dal sapore decadente. Momenti più duri “La nave marcia”, che potrebbe essere stato scritto anche trent’anni fa, pur essendo molto attuale, la scheggia impazzita “DDR”, la title-track saltellante e diretta, che con le sole parole crea emozioni/tensioni, “Levami le mani dalla faccia”, incazzatissima, perfetta da ballare ed urlare ai concerti. Menzione speciale per “D’isco deo”, canzone cantata in sardo, intima, calma, a tratti oscura, il classico pezzo che sale ascolto dopo ascolto.

Preproduzione, non a caso, fatta in una cantina del 1500, un posto inquietante, un sotterraneo dove tenevano i cadaveri prima della sepoltura durante le epidemie. Per chi ancora non lo sapesse, dico in conclusione, che questo è il progetto solista di Karim Qqru degli Zen Circus, ma sembra qualcosa di più, una band destinata a durare, qualcosa più grande di un teatro. Mi aspetto live da infarto … andateci muniti di defibrillatore.