La Ricreazione di Malika Ayane Intervista

di Laura Giuntoli

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La Ricreazione di Malika Ayane – Intervista

Il 18 settembre è uscito il nuovo disco di Malika Ayane, si chiama Ricreazione e in pochi giorni è già l’album più scaricato da Itunes.

Dentro ci sono un sacco di collaborazioni: Paolo Conte, Pacifico, Tricarico, Boosta, The Niro, Paolo Buonvino. Pure un brano inedito di Sergio Endrigo. Ne ha fatta di strada Malika, da quando studiava il Violoncello al Conservatorio di Milano e cantava nel Coro di Voci Bianche del Teatro Alla Scala. Sarà perché già da piccola ha lavorato con direttori d’orchestra fighi come R. Muti,  R. Chailly e G.Sinopoli. Sarà perché la ragazza, oltre a una voce portentosa, ha stile. E poi bionda è ancora più bella. O almeno così ci è sembrato quando l’abbiamo incontrata a Milano per chiacchierare del suo ultimo disco, e mica solo.

 

Com’è nato Ricreazione?
È il mio terzo disco… è stata tosta, perché è quello in cui non hai più le attenuanti di un esordiente. Se sbagli, sbagli e basta, non ci sono scuse. Per questo ho scelto di produrlo da sola: volevo mettermi in discussione, vedere davvero di cosa sono capace e dimostrarlo agli altri. Ah, e anche decidere cosa fare da grande.

Beh, infatti hai scelto un titolo che ha un bel po’ di significati: cosa intendi per Ricreazione?
Me l’ha consigliato Caterina Caselli: cercavo una parola sola per concepire un album volutamente imperfetto, simile all’animo umano. Tipo il momento in cui si affronta una nuova sfida e nello stesso tempo la voglia di creare divertendosi. Insomma, non c’è possibilità di dare vita a qualcosa di nuovo senza rilassarsi ed evitare di prendere tutto troppo sul serio, così come non ci si diverte mai davvero senza prima impegnarsi in un progetto. E io sono molto fortunata a fare un lavoro così divertente.

Poi c’è il significato “scolastico”. Qualcosa di bello e qualcosa di brutto dei tuoi tempi della scuola.
Detto a voi sembra un po’ paraculo, ma mi ricordo quando avevo una di quelle Smemo che dopo un po’ diventavano giganti, 15 chili di diario con tutti i testi delle canzoni che avrei voluto scrivere io. C’avevo copiato un album intero di Janis Joplin: I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again, Mama, l’ho ascoltato fino a consumarlo. Soprattutto in terza liceo: il programma di italiano era deprimentissimo e nell’ora di matematica non capivo niente. Non mi passava più. Meno male che c’era Janis Joplin.

Fast-forward a oggi: sei molto presente sui social network. Non ti mette un po’ di pressione essere in contatto quotidiano con tutti quei tuoi fan?
Non mi sento per niente condizionata, anzi: è divertente avere un riscontro continuo di com’è percepito quello che faccio dalle altre persone. Quando sento il bisogno di occuparmi della mia vita, stacco e basta.

L’uscita di Ricreazione è stata anticipata in radio dal singolo Tre Cose, che attualmente è il brano italiano più trasmesso dalle radio. Il testo l’ha scritto Alessandro Raina degli Amour fou…
Altro lato bello di questo mestiere: ti permette di conoscere un sacco di gente e condividere insieme esperienze e progetti. E poi, oltre alla stima professionale, a volte capita che nasca una bella amicizia. Come nel caso mio e di Alessandro.

Proprio Tre Cose apparentemente non esprime al massimo la tua potenza vocale. Però l’hai scelta come primo singolo.
In verità è uno dei pezzi più difficili dell’album: due melodie che cantano a un intervallo di distanza l’una dall’altra, non è stato così semplice da interpretare. Detto ciò, che la mia voce sia potente è noto. Adesso voglio sperimentare, e il testo di Alessandro mi ha colpito proprio perché mi premetteva di mostrare altre sfumature.

Con tuo marito – il regista Federico Brugia che ha firmato il videoclip di Tre cose – stai lavorando parecchio: hai fatto un cameo nel suo ultimo film Tutti i rumori del mare, ti sei portata a casa anche il premio come Miglior Attrice Rivelazione per l’interpretazione nel suo Perfetta al festival CORTINAMETRAGGI 2012… non è che da grande alla fine vuoi fare l’attrice?
Nel video di Tre cose si vede che avevo una gran voglia di divertirmi, e quello era di sicuro il brano più adatto per farlo. E poi vivere con un regista è stato utilissimo per il lavoro di produzione, mi ha aiutato a tenere in considerazione tutti gli elementi, ci avrei messo molto di più forse ad imparare e avrei fatto più errori. Per ora però penso a fare musica, se proprio devo entrare nel mondo del cinema mi piacerebbe farlo da regista. Ma questa è un’altra storia…