La scomparsa di Majorana

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
La scomparsa di Majorana

“La scomparsa di Majorana” è un fondamentale libro di Leonardo Sciascia, scrittore di animo e di sensibilità civica.

Se si ha la bontà di aprire questo libro, ci si nutrirà come cristo comanda della storia squisitamente esemplare del fisico italiano Ettore Majorana. Troviamo sia necessario conoscere l’operato del Majorana, e quindi aprire questo libro, soprattutto perché, in questa epoca nostra dove latitano i modelli, un uomo che rinunzia alla sua vita per il bene di tutti, ossia rinunzia ad una sua probabilissima scoperta scientifica per il bene degli altri, cioè rinunzia al premio Nobel per l’interesse generale, crediamo sia il più belvedere di tutti; non ce ne sono delle robe che mozzano il fiato più di così.

Eppure pare che sia vissuto invano Ettore Majorana se si dà un’occhiata all’attualità: a noialtri, poveri e sventurati, ci tocca di vedere un governo che licenzia di licenziare. Considerato ciò, ci ha ancora più valore sapere delle imprese di Majorana, poiché chi sa delle sue gesta potrebbe, per esempio, prendersi una pausa dalla lacerante legge del “mi piace”, ossia del rincoglionimento, e invece di guardare l’autoscatto dell’amica, o sbirciare il piccolo cantante degli anni ’50 mentre fa ginnastica da camera alla mattina, o apprezzare una poesia improbabile dell’artista di turno, potrebbe alternativamente ripercorrere la vita del signor Ettore e financo riconoscersi e fondersi nel suo senso buono: un senso, a nostro avviso, profondamente ribelle.

Consideriamo che sia una magica fortuna che Sciascia si sia messo sulle tracce del Majorana, se no a quest’ora dovevamo credere alle fandonie dei notiziari, più devoti al sensazionalismo che alla verità. La storia di Ettore Majorana non è una spy story, come qualcuno ha voluto farci credere, bensì la storia di un “dramma religioso, e  diremmo pascaliano”.

Majorana si va a collocare nel ristrettissimo novero di quei grandi uomini che hanno detto sì alla vita, di quelli che l’hanno maritata e mai tradita.

Ettore Majorana, siciliano, filosofo, scienziato e ribelle, era di carattere scontroso e di aspetto saraceno. Faceva cose bizzarre come appuntare sul suo pacchetto di sigarette teorie da premio Nobel e buttarle nel cestino subito dopo aver prelevato l’ultima sigaretta; solo nei romanzi si incontrano dei personaggi così. Majorana, inoltre, ci aveva l’abitudine di starsene per conto proprio, ché pare non ci piacesse la compagnia degli altri. Del resto uomini che capiscono di fisica non possono avere a che fare con le cose del mondo: il tempo, il denaro, il tributo, il rotocalco.

Il genio, e Majorana era un genio, è troppo impegnato a portare il suo sguardo altrove, in questo caso nel campo della fisica nucleare, per potersi occupare dell’attualità. E’ l’attualità, semmai e suo malgrado, che si occupa di lui. Majorana, a differenza dei tanto lodati “ragazzi di via Panisperna”, “portava” la scienza; per egli la scienza era “un fatto di natura”, “un segreto dentro si sé”: così ci riporta appassionatamente Leonardo Sciascia. Sciascia ci rivela che il Majorana aveva previsto tutto ed è solo perché in lui non c’era un solo “granello di egoismo” che Mussolini e Hitler non hanno avuto l’Atomica. Difatti, se Majorana avesse “tradito la vita”, probabilissimamente i nazifascisti avrebbero avuto la Bomba Atomica ben prima degli americani, i quali non ci pensarono due volte a lanciarla sugli abitanti di Hiroshima e Nagasaki.

Majorana ha scelto la morte presunta chiuttosto che svelare la cosa brutta che avevano visto i suoi occhi.

Per Majorana sentiamo immensa gratitudine e dato che l’invisibilità è “essenza del mito”, Majorana è totalmente mitico.