La scuola del futuro

di Laura Giuntoli

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La scuola del futuro

Come si fa una scuola (pubblica): l’ultima volta che se n’è parlato in Italia era il lontano 1975. Ma adesso basta, si cambia! Niente più edifici tristi e tutti uguali, niente più banchi scassati e sedie per nani, per non parlare delle pareti color verde nausea. Non aiutano l’apprendimento, anzi peggio: sono “anestetizzanti”, dicono.

Comunque, ora c’è questo nuovo Piano Scuola Digitale, secondo il quale aule&co saranno studiate per unire didattica e tecnologia. Finalmente. Non più la classe in laboratorio ma il laboratorio in classe, con una logica di tipo prestazionale: vuol dire che i criteri di progettazione terranno conto delle varie esigenze didattiche e dei nuovi metodi di apprendimento. La lezione frontale classica è out, adesso c’è la tecnologia, alimentata da fonti rinnovabili in linea con i criteri di risparmio energetico. Oh yeah.

Cambiare la forma per cambiare la sostanza, perché la Direzione Generale per gli Studi, Statistica e Sistemi Informativi auspica un’organizzazione didattica che aiuti a superare la frammentazione della conoscenza con l’auspicio di integrare le discipline in nuovi quadri d’insieme.

Nel testo in questione si parla anche di aree relax per gli studenti con un certo grado di privacy e comfort dato dagli arredi “soffici”, come pouf e tappeti (!!!). E magari, se siamo fortunati, nelle nuove scuole c’è pure la carta igienica nei bagni. Ok, tutto molto fico. Anzi, troppo fico. Quindi per non rimanere delusi è meglio conservare una buona dose di scetticismo, perché visti i trascorsi la paura è che, alla fine, il risultato sia tipo questo: