La Smemo va in galera a fare un “buco” nel muro

di Alessia Gemma

Storie di Smemo
La Smemo va in galera a fare un “buco” nel muro

Ci siamo già entrati noi di Smemo in carcere, da gente libera. Certo, così è facile (più o meno…). Ci torniamo ora per fare un buco gigante verso l’esterno: la mostra SmemoWOW! quella delle vignette Smemo, verrà contemporaneamente inaugurata in Feltrinelli a Milano, per tutti, e al San Vittore di Milano, il carcere, solo e soltanto per i detenuti. Gli stessi identici pannelli, la stessa identica storia a vignette, lo stesso identico viaggio dall’86 a oggi.

Dalmaviva per Smemoranda 2007

Così i detenuti potranno vedere un pezzettino di mondo qua fuori, mi veniva da pensare mentre allestivo, per trovarci qualcosa di poetico in un posto che poetico non sarà mai. La mostra è già allestita al San Vittore, nel primo reparto “Piano terra, lo chiamano così loro, anche se è rialzato” m’ha detto il professore Vincenzo che mi ha aiutato a montare i pannelli. “Loro” chi non l’ho mica capito, credo i detenuti, quelli che in quel corridoio stanno ad aspettare i colloqui con i parenti. “E che sono quei sacconi che hanno, Prof?” “I vestiti di ricambio, sono qua per parlare con qualcuno dell’esterno”. I sacconi Pam vincono 10 a 7 su quelli Esselunga, trovo appigli per distrarmi e fermare un po’ la testa. Uno ha una cesta di vimini in spalla. Un limbo tra dentro e fuori, un corridoio dove convivono e sostano detenuti e polizia penitenziaria, senza finestre. Passano poi là di fretta assistenti sociali e infermieri. Per terra le tracce dell’attesa: cicche di sigarette, sotto la targa dorata “Via la sigaretta. Progetto polisportiva di Monte Marenzo”, e bucce di semi di zucca, quelli che si spiluccano con i denti e la faccia annoiata. Un corridoio di 60 metri per 4, mi dice il Prof Vincenzo. Una parete tutta Smemo, un onore lunghissimo. “Scrivanoooooooo” urla il poliziotto penitenziario, quello che non scrive, quello con il sigaro perenne tra le labbra. Gli altri tre suoi colleghi discettano fitto fitto, in napoletano, di Mourinho. “Giooovaneee, entra dentro la sala d’aspetto” “Ma siamo troppi” “E tu entra”.
“Venga Signorina, lasciamo il suo zaino nel mio ufficio” “Professor Vincenzo, ma questa è una cella?” “Insegno qua da 35 anni, sono anche io un carcerato! E comunque la cella è più angusta, ci stanno in più di 6 e 1 turca.”.

Attraverso quello stesso corridoio passeranno nei prossimi giorni i nostri scrittori per un incontro con i detenuti, solo con loro, nella biblioteca del San Vittore.

– 4 ottobre Tiziano Scarpa
– 11 ottobre Aldo Nove
– 18 ottobre Gino e Michele
– 24 ottobre Sandrone Dazieri

Non sappiamo bene che si diranno. Sicuramente qualcuno leggerà.

In tutto il San Vittore 116mila libri, ci dicono. Il fumetto va forte. I libri arrivano dalle donazioni di chiunque e archiviati dai detenuti bibliotecari, che li riconosci perché hanno la camiciola di jeans smanicata sopra il maglione o la felpa. I detenuti bibliotecari hanno frequentato un corso di formazione professionale per bibliotecari promosso dall’Associazione italiana biblioteche. Ne sanno. Forse quelli sono i libri più letti al mondo. C’è libro più letto di quello che trovi in una biblioteca di un posto dove non puoi far altro che non fare niente? Sulla porta un cartello: “VUOI EVADERE? LEGGI UN LIBRO.”

Dalmaviva per Smemoranda 2007