La vita di Adele

di Stefano Andreoli

Recensioni
La vita di Adele

– in Francia non ci si soffia il naso (evidentemente non è educazione).

– Si usano ancora i telefoni fissi e le segreterie, la gente si chiama a casa e la cosa è perfettamente normale.

– Nessuno parla mai al cellulare…

– … e quando succede è uno Startac.

– Anche il più raffinato degli intellettuali francesi, davanti a un piatto di spaghetti, diventa er Monnezza. Non si contano le scene in cui stimati professionisti masticano a bocca aperta enormi forchettate di pastasciutta, tanto che a un certo punto ho creduto stessero proiettando “Lo chiamavano Trinità”.

– L’amore è una guerra personale in cui tutti, prima o poi, cadono vittime di qualcosa (volevo mettere una cosa seria per disorientare, scusate).

– I bimbi francesi non dicono parolacce.

– Se non ve ne frega niente del film e andate al cinema solo perché avete saputo che ci sono due gnocche che se la leccano per mezz’ora, restate a casa e fate un giro su Youporn. NON sedetevi dietro di me bofonchiando commenti e risolini inopportuni, anche perché la prossima volta mi porto dietro il lanciafiamme.

Un film così forse in Italia lo vedremo nell’anno 2380, dopo l’insediamento di papa Malgioglio IV.

– Vedere recitare le due protagoniste ricorda impietosamente come le attrici di casa nostra siano quasi tutte irrimediabili cagne.

 

il graphic novel dal quale è tratto il film: Il blu è un colore caldo, Julie Maroh, Rizzoli Lizard

Stefano Andreoli ha trent’anni e qualcosa e vive tra l’Emilia e la Romagna (cioè su un trattino). Scrive e vaga per la rete (ad esempio, su Twitter) con lo pseudonimo di Stark. Ogni mattina potete sentire la sua voce su No comment, il morning show di Radio Monte Carlo. Insieme ad Alessandro Bonino si prende cura di un blog satirico che si chiama Spinoza, che dovreste visitare perché fa molto ridere.