Lake: consegne e storie di paese

di Redazione Smemoranda

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Lake: consegne e storie di paese

Ahh, il lago. Chi non ama i laghi? Tranquillità, bellezza. Qualcuno ha la fortuna di abitarci proprio sopra, altri si devono accontentare di qualche affollato campeggio estivo.

Non è solo dalle nostre parti, anche in America hanno una mega cultura dei laghi, tanto che i piccoli paesi che occupano lo spazio tra laghi e foreste sono praticamente un luogo comune delle storie americane. Pensate a Twin Peaks.

Ecco, adesso non pensateci troppo, perché siamo davanti a un videogame che si intitola Lake, e che è ambientato in una cittadina che potrebbe sembrare una classica Twin Peaks, ma in realtà è molto meno inquietante. Il che non significa che non può essere un posto dove godersi un’avventura.

Un’avventura grafica, ma con calma

Avventura non alla Indiana Jones, intendiamoci, ma una storia molto più terra terra, se volete. Siete una donna che manca dal suo paese natale da vent’anni, e si ritrova lì a fare la postina per due settimane. Niente storie fantastiche, ma l’avventura di – come dire – conoscere le storie delle persone che abitano il paese, scoprire le loro connessioni e dare loro una mano a risolvere questioni aperte nelle loro vite. O anche cose più pratiche, intendiamoci.

Lake però è un’avventura anche in senso videoludico – scusate la parola – perché il gioco effettivamente è una moderna avventura grafica, che ci ricorda abbastanza Life is Strange, nel senso che ci sono i classici bivi narrativi, in cui la storia prende direzioni diverse a seconda delle scelte di chi ha in mano il joypad e il destinio della protagonista.

Portare pacchi, parlare con le persone, risolvere problemi. Sembra poco, ma invece è un’esperienza soddisfacente, perché la scrittura è all’altezza. Poi chiaro, se volete Call of Duty non è quella roba lì… però l’idea di tuffarsi in un piccolo mondo in cui le storie delle singole persone fanno ancora la differenza, bè, è in qualche modo terapeutico, visti i tempi che corrono.