L’Alligatore intervista A Toys Orchestra

di L'Alligatore

Recensioni
L’Alligatore intervista … A Toys Orchestra

Si dice che una farfalla che batte le ali in Brasile possa provocare un uragano in Texas. È l’effetto farfalla, cioè una locuzione alla base della teoria del caos. … A Toys Orchestra attorno a tutto questo hanno fatto il nuovo album, Butterfly Effect, appunto, uscito ai primi di ottobre presso Urtovox/Ala Bianca, con distribuzione Warner. Loro, di caos e impegno, di interdipendenze e affetti, effetti a lungo termine ne sanno certamente qualcosa. Sono una delle rock-band più importanti della scena underground, disco dopo disco hanno aggiunto qualcosa senza perdere la genuinità delle origini. Colonne sonore di film, partecipazioni a programmi TV (Volo in diretta), non hanno scalfito la loro rabbia giovane.
Butterfly Effect è stato prodotto a Berlino, presso il VOX_TON Studio, con Jeremy Glover, noto produttore artistico (Liars, Devastations, IAMX, Crystal Castle…), per cercare quella dimensione internazionale da sempre meritata dalla band campano-bolognese. L’effetto, ve lo dice uno che ascolta da anni le loro canzoni, è più forte dei precedenti gran dischi, autentico”effetto farfalla”. Rispetto a questi, non si viene subito presi, e, seppur si sente il suono classico delle chitarre e certe melodie loro tipiche, il lavoro appare sotto molti aspetti inedito. Sì, Butterfly Effect sembra battere strade nuove per gli … A Toys Orchestra.
Enzo Moretto, ironico e istrionico fondatore del gruppo, è riuscito, tra un concerto e l’altro del nuovo colorato e multisensoriale tour, a rispondere per mail ad alcune mie domande. Sentite cosa racconta…

“Butterfly Effect” è un disco forte, razionale e irrazionale allo stesso tempo: il Caos domina le nostre vite, il battito delle ali di una farfalla in Brasile, può provocare un uragano in Texas. Perché riprendere questo famoso assunto oggi? Da dove è nata l’idea?
Mi hanno sempre affascinato i concetti di vulnerabilità e di mancanza del controllo. L’imprevisto e l’imprevedibile come costanti del divenire, il caos che paradossalmente tiene tutto in ordine. È qualcosa che spaventa e ammalia allo stesso tempo. La bellezza del destino che si scrive e muta secondo dopo secondo è qualcosa di abbagliante. Quando ho scritto queste canzoni ero ossessionato da questo tipo di concetto, lo sono tuttora. È servito a tracciarmi una linea guida per l’ispirazione, seppur devo ammettere che le numerosi tangenti e divagazioni non fanno di “Butterfly Effect” un concept album in senso stretto.
Per registrarlo siete andati a Berlino, al VOX-TON Studio, con Jeremy Glover. Perché Berlino? È una scelta casuale, perché lì c’era Jeremy? Oppure l’avete scelta di proposito?… per la sua Storia importante, imponente, per il suo essere alternativa e istituzionale allo stesso tempo. Come voi …
Per tutte queste cose insieme. Questo forse legittima anche una maggiore credibilità in quello che stiamo facendo. Abbiamo sempre cantato in inglese e abbiamo sempre pensato a noi senza immaginare confini che ci ingabbiassero. Lavorare con Jeremy e con un team tutto straniero ci ha permesso di confrontarci in maniera tangibile con un modo differente di fare musica. C’era la volontà precisa di lasciare il tepore rassicurante di casa per rimanere sul pezzo, come si suol dire. Berlino poi è una città che ti investe della sua energia, della sua apertura multiculturale e della sua storia artistica, e anche tra le mura di uno studio non puoi non percepirla.
Essendo un grande studio il Vox-Ton era spesso meta di passaggio di artisti di ogni sorta. Alle volte mi è capitato di vedere delle sessioni di classica sperimentale dove un vibratore usato come strumento musicale aveva la stessa valenza di un violino… A noi può apparire folle ma erano delle sessioni estremamente serie e strutturate. Inoltre è capitato spesso di incontrare membri di bands quali Múm, Efterklang e Andromeda Mega Express Orchestra… in quest’ultima milita il batterista dei Notwist che una volta non ha resistito all’odore di una pasta e patate che mi apprestavo a cucinare alla maniera campana. Ha rotto gli indugi e si è unito a tavola con me, giurando che era la cosa più buona che avesse mai mangiato. E’ stato un modo simpatico per conoscere un musicista di una band che apprezzo da tempo.

“Butterfly Effect” uscirà con la Urtovox, vostra label ormai da anni, e Ala Bianca, in un ghiotto cartonato. C’è poi l’edizione limitata e numerata in vinile (questo in 1000 copie numerate, colorate). Perché non un semplice cd?
Urtovox e Alabianca sono parte integrante del progetto … A Toys Orchestra, lo supportano e lo gestiscono in maniera eccellente. C’è grande sintonia e comunione di intenti. Non vedo motivo alcuno per non continuare a lavorare con loro. La scelta del vinile è perché esso è l’oggetto principe. Il modo più bello attraverso cui vivere un disco. Ascoltarlo ma anche guardarlo e toccarlo … anche solo mettere su la puntina o girare il lato quando finisce è qualcosa che crea un legame e un approccio differente. Qualcosa che ti coinvolge direttamente, che riesce a rendere bene l’idea di un progetto e ti da l’opportunità di poterlo vivere in toto. Non esiste supporto migliore.
La copertina è molto bella, colorata, piena di cose, feticci: c’è il discorso del Caos, il discorso della farfalla. Chi è l’autore e come è stato scelto? Come e in che tempi ha creato la cover?… prima, dopo, o durante la lavorazione dell’album?
Tutto è nato in corsa, mentre si lavorava al disco. Avevo in mente qualcosa che rimandasse alla teoria del caos, ma che non lo facesse in maniera esplicita. Inevitabilmente il “Butterfly Effect” mi faceva pensare ad una farfalla, ma anche in questo caso non mi piaceva l’idea di ritrarre un’immagine banale. Poi mi è balenata in mente questa cosa delle macchie di Rorscharch, la cui specularità rimanda in qualche modo alle ali di una farfalla. Ho subito contattato Roberto Amoroso, il quale aveva già lavorato alle grafiche di “Technicolor Dreams”. Ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati, ispirati a vicenda e subito ci siamo presi. Ho affidato queste idee visionarie nelle sue mani che in breve hanno saputo trasformare il tutto in un’opera d’arte di cui siamo estremamente felici ed orgogliosi. Roberto è un grande artista e collaborare di nuovo con lui è stata una scelta felice.   
Come e dove presenterete l’album? … Ovviamente dentro e fuori l’Italia. Anche a Berlino?
Terremo un tour in tutta Europa. Berlino non può mancare.
Per finire: una domanda che non vi ho fatto, un appello, un saluto, qualcosa che non abbiamo detto o qualcuno che non abbiamo ricordato, da fare assolutamente… troppe cose?
Ci terrei ad aggiungere qualcosa su questo live. Sarà diverso dal solito. Resta invariato l’approccio e la cura per il suono, ma in più ci sarà una grande attenzione per l’aspetto visivo, così come non avevamo mai fatto prima. Il concerto sarà suffragato da un light show molto intenso e particolarmente in simbiosi con la musica. Abbiamo cercato di creare un’esperienza non solo uditiva ma uno show sensoriale.