L’amore che resta. Quello che ho capito io

di Alessia Gemma

Recensioni
L’amore che resta. Quello che ho capito io

Restless: che i titoli originali sono sempre più profondi (e non capisco ancora bene perché e mi viene subito da pensare a Se mi lasci ti cancello)…

– Che L’amore che resta è anche il titolo di una canzone di Michele Zarrillo. Quindi è sbagliato.

Che un buon film sulla morte non è triste*.

– Che l’amore è sempre un ottimo contorno.

– Che la death scene, così chiamata proprio dai giovani protagonisti, è la più divertente.

– Che l’immagine più bella è quella di Annabel e Enoch allungati sull’asfalto. E ripenso a Se mi lasci ti cancello.

– Che il trailer italiano non rende giustizia.

– Che anche la colonna sonora mi fa pensare a Se mi lasci ti cancello… ma comincia a essere un problema mio!

– Che esiste un uccello canoro, non ricordo più il nome, che alla fine di ogni giornata crede di morire. Poi ogni mattina si sveglia sano e salvo e canta.*

– Che, mettila come ti pare, l’amore tra adolescenti è il più bello, anche se stai per morire.

– Che nelle belle storie d’amore tra adolescenti Shakespeare ce lo ritrovi sempre.

Che l’adolescenza è meravigliosa perché è totale intensità e leggerezza, tutto insieme, in un solo periodo di tutta una vita. E non lo sai.*

– Che se nella vita riesci a coltivare una passione importante, che può andare dagli studi di Darwin ai funerali, riesci a salvarti.

– Che non c’è nulla da piangere.*

– Che l’abbandono è molto più letale della morte.

– Che Tempus Fugit… ma di questo ne avevo già il sentore!

– Che l’amico immaginario serve sempre…

*queste sono le intuizioni a mio insindacabile giudizio più acute!