L’Apprendista Stregone

di Michele R. Serra

Recensioni
L’Apprendista Stregone

Non c’è neanche bisogno di ripeterlo, visto che veniamo da un decennio di saghe cinematografiche, che con la magia hanno molto a che fare. Da Harry Potter – naturalmente – al Signore degli Anelli, giù fino a Twilight Percy Jackson. Tutti film che han tirato su un bel po’ di soldi. Quindi, qualcun altro ha pensato di sfruttare il filone: ecco L’Apprendista Stregone.

Film targato Walt Disney, quindi destinato ai giovani. Giovani davvero: diciamo, sotto i quattordici anni. Anzi, ipotizziamo un target ideale fra i sette e i dodici: prima, potrebbero spaventarsi (i suddetti giovani); dopo, sicuramente non sopporterebbero l’ingenua banalità di questa storia. Non c’è molto da dire sull’Apprendista Stregone: parla di un ragazzo di vent’anni, Dave, che scopre di essere il prescelto, l’unico che può salvare il mondo da una terribile minaccia. Già sentito, eh? Ma stavolta non è Voldemort, bensì Morgana, l’antica nemica di Merlino, che vuole tornare per… bè, distruggere tutto quanto. Dave si trova, così, in mezzo a una guerra. Da una parte il Male, rappresentato dai cattivi morganiani capitanati da Horvat, interpretato splendidamente – come al solito – da Alfred Molina; dall’altra il Bene, cioè il grande stregone Baltazar Blake, un Nicholas Cage che – invece – qui ci regala una delle sue peggiori performance.

Il regista Jon Turteltaub mette insieme diversi temi già visti da altre parti. Qualche esempio: 1) il protagonista è moolto simile al Peter Parker alter ego di Spider-Man: un nerd amante della scienza che scopre improvvisamente di avere superpoteri (ok: poteri magici, è lo stesso); 2) fra Dave e il suo maestro Baltazar si crea il classico rapporto à la Karate Kid; 3) scena dopo scena, il film ricorda sempre più da vicino il primo Ghostbusters: guardare il finale, per credere. Gli omaggi a Guerre Stellari e – naturalmente – a Fantasia, completano quello che, più che un film, è un frullato millegusti.

Gli effetti speciali funzionano, sia ben chiaro. Ma tutto è talmente prevedibile e già visto che ci si annoia presto. All’ Apprendista stregone manca – cosa strana – un po’ di magia. L’unico motivo per rimanere in sala fino in fondo, è che nei dieci minuti finali, appare Monica Bellucci. Ma non serve granché.