L’armata dei Sonnambuli

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
L’armata dei Sonnambuli

L’Armata dei Sonnambuli, pubblicato da Giulio Einaudi editore, stampato su carta ecosostenibile e dedicato al grande Stefano Tassinari, è l’ultimo romanzo dei Wu Ming: scrittori, musicisti, compagni.

Il mezzo è il romanzo storico, la consigna è raccontare. I Wu Ming ci contano com’è che andò nei cosiddetti anni del terrore, cioè gli anni che vanno dalla testa mozzata del Luigi Capeto alla controrivoluzione Thermidorienne, cioè pressappoco da quando si è smesso di utilizzare il pronome di cortesia, fino a quando lo si è reintrodotto. E’ ben singolare che questa maledetta deferenza sia ancora in auge in una nazione che ha fatto della fraternité uno dei suoi principi fondanti. Il vous dovrebbe essere considerato dai francesi come il fascismo in una costituzione antifascista, illegale.

Come è come non è, con questo romanzo i Wu Ming ci accompagnano nella Rivoluzione francese con il loro proverbiale sguardo obliquo, con il loro abituale “approccio sghembo”; ci contano i sanculotti del “foborgo” più rivoluzionario di Parigi, il Saint Antoine ; ci raccontano il teatro d’avanguardia attraverso la bizzarra storia di un seguace di Goldoni; ci narrano il ruolo tanto  fondamentale quanto radicale delle donne, attraverso la tricoteuse Marie Nozière (non è un caso che la Rivoluzione inizia il suo deperimento quando i Giacobini chiudono i circoli rivoluzionari delle donne). I Wu Ming ci espongono le vie del magnetismo animale, il mesmerismo, attraverso due modi opposti d’interpretarlo; ci riferiscono dell’operato convulso di Madama Ghigliottina; ci riportano di Marat, di Saint-Just, di Massimiliano Robespierre, l’avvocato di Arras, considerato dagli illustri maneggioni di pagine scritte, l’antesignano di tutti i tiranni; ci confidano che il terrore all’ordine del giorno fu preteso, negoddio, dal popolaccio. Insomma, ci accompagnano dentro un quadro di Bosch, c’est la folie quoi

I Wu Ming condiscono il loro romanzo di allegorie, di “anacronismi calcolati” e di radicalità. Finalmente l’aggettivo “radicale” viene demistificato, il faut aller jusqu’au bout – bisogna andare fino in fondo – come uno dei personaggi più rivoluzionari del romanzo: il dottor Orphée d’Amblanc.

D’Amblanc è un personaggio preferito, costumato, autentico, egli è un terapeuta del sonnambulismo, un deontologo della fraternité, un rivoluzionario avanti lettera: “Voi non siete come loro d’Amblanc. Voi avete capito. Es ist kein Geheimnis. Non c’è nessun segreto. Esiste soltanto il flusso. (…) Oggi avete visto un nobile magnetizzare einen Bauern, un contadino. Ma avete mai visto un contadino fare lo stesso a un nobile? Pensate a questo e cercate una via, più che una guida. Vi auguro di trovare eine autentische Revolution…”

D’Amblanc è uno di quei signori che hanno cercato una via per sbloccare das Flut, – il flusso – di rimuovere l’intoppo, il blocco, l’ostacolo dentro di sé. Egli ha liberato la sua anima dall’impedimento, con lo stesso coraggio del poeta Majakowski, con lo stesso coraggio con cui un idraulico rimuove la merda convogliata nel sifone del vaso sanitario. Seguendo la via tracciata dal cittadino D’Amblanc è come se arrivassimo alla conclusione sorprendente che la lotta, dopotutto, paga.

A nostro avviso, la forza dei Wu Ming, di questo portentoso collettivo divoratore d’inchiostro e di diottrie, sta nel riuscire ad incantare, quasi a magnetizzare, attraverso personaggi memorabili dalla voce perforante.

Questo libro ci insegna ad insorgere dentro di noi, sbloccare il flusso, e fuori di noi, afferrare senza indugio lo “spirito di Marat” e insorgerlo nel buco di culo dei muschiatini.

Ecco una buona notizia, ecco degli scrittori che non ci tradiranno. Gli incorruttibili.

Allons enfants!

DECLARATION DES DROITS DE L’HOMME ET DU CITOYEN

Article 35. – Quand le gouvernement viole les droits du peuple, l’insurrection est, pour le peuple et pour chaque portion du peuple, le plus sacré des droits et le plus indispensable des devoirs.