L’Arte “cosmica” della Città Proibita

di La Redazione

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L’Arte “cosmica” della Città Proibita
 
 
 
Negli ultimi anni si sta facendo un gran parlare della Cina quasi esclusivamente in termini negativi di neocolonialismo, scarsa qualità dei prodotti, sovrappopolazione e sfruttamento dei lavoratori e della manodopera. Trascurando, così, quegli aspetti della cultura cinese che, al contrario, costituiscono per questo Paese un autentico e legittimo motivo di orgoglio, primo fra tutti l’Arte.

A riequilibrare (parzialmente) le cose ci pensa una mostra in programma a Roma, al Museo del Corsodal 20 novembre al 20 marzo 2008 e intitolata“Capolavori dalla Città Proibita. Qian Long e la sua Corte”. Si tratta, come leggiamo nel comunicato ufficiale, di

…oltre 300 capolavori mai visti in Italia provenienti da uno dei più maestosi, imponenti complessi museali al mondo, la Città Proibita, per raccontare la vita di corte e il fasto che la Cina conobbe sotto il regno dell’imperatore Qianlong (1711-1799), letteralmente regno della “Grandiosità Cosmica”, considerato l’apogeo politico e culturale dell’ultima dinastia regnante sul Paese di Mezzo (1644-1911).
La stirpe dell’imperatore Qianlong, dall’originaria Manciuria, aveva conquistato la Cina nel 1644. Occupando Pechino e assumendo il nome dinastico di Qing, “purezza”, si era insediata nella celebre Città Proibita edificata dai Ming nel XV secolo. Con le campagne militari e i viaggi nelle regioni più lontane del grande sovrano, la Cina di Qianlong si estese a tal punto da diventare il secondo più vasto impero territoriale della storia con confini più ampi anche dell’attuale Repubblica Popolare, nonché il più popoloso. Assertore della sovranità come funzione e istituzione religiosa e universale, durante il suo regno Qianlong modificò, ampliò e abbellì anche la Città Proibitala più ampia reggia della Terra con i suoi 9.000 tra saloni e stanze.

Le opere esposte, che rappresentano riti, cerimonie, ritratti ma anche scene di vita privata, rimandano l’eco di una realtà storica e filosofico-religiosa straordinaria. In mostra i visitatori potranno ammirare dipinti anche di dimensioni imponenti, come il Ritratto equestre dell’Imperatore Qianlong in armatura cerimoniale (377×119 cm), o lunghi fino a quasi 20 metri come i Tributari dell’Impero Qing e la Parata delle otto divisioni mancesi. Assieme ai dipinti saranno in mostra, armi, armature e utensili appartenuti all’imperatore e rappresentati nei dipinti stessi, oltre a ceramiche, abiti di corte, interi servizi in cloisonné, sigilli imperiali, una collezione di orologi da tavolo, giade e monili, oggetti e paramenti di culto: pezzi che in molti casi non hanno mai oltrepassato il confine cinese.

Piccolo vanto per l’Italia, tra gli oggetti esposti figurano anche opere di Giuseppe Castiglione, artista gesuita ritenuto in Cina uno dei più grandi pittori di corte di tutti i tempi, che portò in Oriente il suo sapere in termini di prospettiva, colore e studio della figura umana trovando un ambiente aperto e tollerante benché appartenesse ad un ordine monastico cattolico.
Ennesima dimostrazione di come la magia dell’Arte riesca a riunire ciò che i dogmi e i pregiudizi della politica e della religione separano invece per sempre…

CAPOLAVORI DALLA CITTA’ PROIBITA. QIAN LONG E LA SUA CORTE
Roma, Museo del Corso | dal 20 novembre 2007 al 20 marzo 2008
Orario: tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 | Chiuso il lunedì
Biglietti: ingresso libero
Per informazioni e dettagli completi: www.museodelcorso.it