Lasciare Facebook

di Alessia Gemma

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Lasciare Facebook

Entropia è quella cosa per cui non si riesce a rimettere il dentifricio nel tubo…
(Woody Allen)

E succede che poi finisce… lo lasci… ti piaceva pure… ma lo lasci, con mille ripensamenti, un po’ di orgoglio, acuto senso critico, paranoie varie, voglia di libertà perché ti controllava e condizionava e cadenzava la tua giornata: al mattino ti alzavi e correvi da lui, poi lo sbirciavi durante il giorno… lo spiavi, cercando di conquistarlo lanciandogli messaggi divertenti o amorosi o intelligenti… ostentavi agli occhi degli altri consapevolezza e leggerezza nel rapporto tra te e lui, ma eri sua schiava e pensavi in funzione dei suoi parametri… ogni momento libero era per lui che ti lusingava, ti esaltava, ti faceva sentire importante e ti regalava adrenalina fino alla buonanotte. Ti piaceva, ma lo lasci… non ti fai più vedere… scompari… sciogli per sempre il legame folle e maniacale che ti stava isolando dal mondo: insomma… lasci Facebook.

Hai capito ormai come è fatto! Lo lasci per lo stesso motivo per cui lo avevi amato: il seduttore Facebook ti dona l’illusione di essere unica e speciale ma usa gli stessi mezzi con tutti! Ti regala intimità e complicità fino a indurti a rivelare a lui il tuo tormento, gli sveli a cosa stai pensando… e lui ti sbugiarda in tempo reale. Avevi la percezione di parlare con uno solo, scrivi che “questa sera piango triste e sola nel mio pigiamone di paperino zozzo di zuppa di latte… e tu sai perché……………..!!!!!:-)))))!!” cercando di intenerirlo e non capisci che stai facendo una figura del cavolo davanti ai tuoi 2800 amici sconosciuti… come quando esci dal bagno pubblico altezzosa per il tuo vestito migliore e non sai che hai tutta la gonna infilata negli slip e il culo tutto fuori!

E poi lui ti giudicava. Se non gli piaceva quello che dicevi manco te lo diceva… ti ignorava e succedeva allora che gli lanciavi quella che per te era la frase che avrebbe soppiantato Søren Kierkegaard, assegnandoti il Nobel per lo status più status del mondo… e invece quella frase rimaneva lì, sola, inutile come uno slittino arenato sulla spiaggia di Rimini ad agosto.
Continuavi ad accettare amici per ingelosirlo… ritrovandoti poi in una fattoria di vacche magre e pomodori pixel che t’intasano la home dolce home.

Allora una notte lo guardi, ci provi con l’ultima musica ridicola e melensa, posti il pezzo più bello attraverso l’amico più musicante della notte (che è sempre il più inadatto e drogato) ma ti annoi e ti vengono dei dubbi. Guardi in alto a destra… entri di soppiatto in “impostazioni account”… guardi dentro… trovi l’interruttore “disattiva account” lo clicchi e BOOOOOOOOOOOOOM… convinta che la tua vita sta per cambiare, che stai per dare una lezione al bugiardone Facebook…

E invece lui ti ha fregato, per sempre.
Prima ti chiede se sei sicura, e fa leva sugli affetti: “Alessia Gemma sei sicura di voler disattivare il tuo account? Queste persone potrebbero sentire la tua mancanza…” e ti sfodera 5 nomi scelti a caso (e dico a caso perché le persone che ha scelto per me era un caso che fossero tra gli amici) con le foto più orrende di te e loro insieme. Foto da una taggata e via, nulla di più. A questo punto il senso di solitudine è totale. Accetti di annullarti quasi per snobismo! Ti richiede la password. Gliela dai per l’ultima volta. Ti chiede il codice. Glielo lasci con grande determinazione sulla scrivania e finalmente sei fuori… tu non esisti più per gli altri, non fai più parte del condominio degli amici… dove la festa continua… tu sei fuori ma lui, Facebook, ti tenta ancora: sei fuori, ma ti lascia le chiavi e il tuo appartamento resta come lo avevi lasciato, intatto… con tutte le tue foto, i tuoi pensieri, le tue note. Tiene tutto lui. Tu hai la chiave… puoi rientrare quando vuoi… hai venduto il tuo account al diavolo!

Allora vai a farti un giro e ricominci a guardare con affetto Libro, trascurato per lui (facevi finta di leggere ma eri ferma alla raccolta di Topolino del ‘92). Poi guardi Giornale e poi Radio e poi Cielo e poi Te.
Quello che succede dopo è tutto confuso: vorresti solo poter condividere e ora hai il pensiero tarato a 420 caratteri; vedi cose reali belle, ti piacciono, ma non trovi il pollicino alto per l’apprezzamento; pensi a cosa ti stai perdendo, come se gli altri fossero andati in gita e tu fossi rimasta chiusa nel bagno dell’autogrill (gli sms che arrivano di preoccupazione e di addio danno ancora più l’idea di un evento mancato); ti chiedi se abbia ancora senso vestirti e pettinarti se non hai più una immagine del profilo; capisci che le opinioni non sono più nulla se non annoiano almeno 152 persone e che non potrai più avere l’opportunità di partecipare a 20 eventi contemporaneamente in 15 posti diversi. Ma soprattutto hai perso la tua “compa” virtuale, quella che frequentavi grazie a lui e che devi lasciare se lasci Facebook. Tutti i tuoi amici account restano a lui e tu vieni relegata al mondo reale! Improvvisamente avrai a che fare con il tempo libero… la riflessione che non puoi aggiornare ma solo approfondire, i volti reali, le persone che ti cercano perché gli va e non perché ci sei…
Insomma ti vien da pensare che anche il primo citofono sarà stato accolto da qualcuno con sdegno e perplesità. Poi si è rivelato utilissimo… se imparavi a non passare il tempo attaccata a lui condividendo dal quarto piano commenti con tutti i passanti in strada…