Le miniguide #Smemotour: Firenze di Sergio Staino

di La Redazione

Attualità
Le miniguide #Smemotour: Firenze di Sergio Staino

Smemo in tour a Firenze con Sergio Staino e i suoi 5 posti preferiti in città:

(clicca sulla cartina per ingrandirla e/o stamparla!)

 

1) Stazione di Santa Maria Novella. Fu costruita negli anni ’30 in pieno fascismo ma se si tolgono un paio di statue che si trovano all’esterno in corrispondenza di quello che fu chiamato all’epoca “ingresso reale”, non c’è nessun accenno alla retorica di regime. Al contrario tutto rimanda alla poetica del Bauhaus ad iniziare dai materiali cari a Mendelsohn e Gropius, forti strutture di metallo abbinate a grandi lastre di vetro. Per il resto gli eleganti marmi della tradizione rinascimentale: giallo di Siena, serpentino e bianco di Carrara. All’esterno invece la geniale scelta della pietraforte, la pietra che dà il colore a tutta la struttura medievale della città. Sembra che negli anni ’50 Le Corbusier la definì il più bel monumento dell’architettura contemporanea. A tanti anni di distanza personalmente sono ancora d’accordo con lui. Forse anche perché proprio su quella gradinata che scende verso la piazza ebbi la netta sensazione che quell’amica che mi stava seduta a fianco forse, chissà, con un po’ di fortuna, se il cielo volesse, oddìo che emozione, forse dicevo, un giorno sarebbe stata la mia compagna. E così fu, benedetto Le Corbusier.

 

2) Mercato centrale. Quando visito una città non salto mai un passaggio approfondito al suo mercato principale. I mercati ci dicono tante cose sulla vita sociale e culturale di un popolo. Quello di San Lorenzo a Firenze non sfugge a questa regola. Da giovane studente lo frequentavo molto anche perché tutto intorno c’erano, e in parte ancora ci sono, una serie di trattorie in cui potevamo mangiare bene con pochi soldi. Ancora oggi al piano terra c’è un luogo molto popolare in cui si mangia toscano che più toscano non si può e lo individuate subito dall’enorme coda di stranieri che ha sempre davanti. Personalmente vado anche spesso al piano superiore dove si incontrano vari laboratori che “in diretta” producono mozzarelle, ricotte, salumi, pesce fritto, pane etc. Si acquista il cibo e lo si mangia su tavoli comuni. Un bel modo per fare nuove amicizie.

3) La biblioteca delle Oblate. Credo sia, insieme alle Murate, l’esempio migliore di restauro conservativo e ridestinazione d’uso di un ambiente medievale in Firenze. In antico, come suggerisce il nome, era un convento di monache dedite alla povertà e all’aiuto agli infermi, e del convento mantiene una certa austera spiritualità. Quale luogo migliore per una biblioteca? Personalmente la frequento spesso perché è uno dei luoghi in cui si svolgono interessanti iniziative culturali e presentazioni di libri ma è assai bello anche sostare nel suo cortile o salire in cima nel sottotetto dove è situato un caffè dalle cui finestre si gode di una bella vista sui tetti circostanti, cupola compresa.

 

4) La Gipsoteca dell’Istituto d’Arte di Porta Romana Proprio a fianco del giardino di Boboli e all’esterno delle mura cinquecentesche che salgono da Porta Romana verso il Forte Belvedere, sorge l’imponente edificio dell’Istituto d’Arte, già sede delle Scuderie Reali per il breve periodo in cui Firenze fu capitale. Al suo interno, oltre le aule e i laboratori specialistici, ha sede in ampi e altissimi saloni la Gipsoteca, una stupenda raccolta di calchi in gesso di statue equestri, figure intere, busti, alto e bassorilievi, soprattutto rinascimentali. La cosa viene già annunciata dall’ingresso: una tribuna ottagonale al centro della quale si alza la copia di uno dei Dioscuri della Fontana del Quirinale. E’ la scuola che ho frequentato negli anni ’50 e dove forse si è affinata quella mia familiarità con l’opera d’arte e il disegno in particolare. Ricordo con molta nostalgia le accese discussioni con i compagni di classe sul futuro dell’arte, discussioni che tenevamo spesso mentre ci aggiravamo nella strana e surreale bianchezza di quei capolavori o mentre, seduti su uno sgabello, li ricopiavamo con matita e carboncino. Mi direte: “copie di capolavori!”. Sì, d’accordo, manca l’espressività del materiale, del colore, ma anche così, nella bianca opacità del gesso, quasi fantasmi cristallizzati acquistano, tutti insieme, una loro vita e una loro specifica emozione e in certi casi il sofferto lavoro dello scultore viene ancor più sottolineato, permettendoci audaci confronti ravvicinati. 
Si visita su prenotazione chiamando questo numero: 055 220521

5) Quartiere di Santo Spirito. È il quartiere tradizionalmente chiamato di “Oltrarno” perché il centro della città, con tutte le sue istituzioni, si trova dall’altra parte del fiume. E’ anche il quartiere più popolare poiché i grandi lavori per Firenze capitale prima e per il risanamento di epoca fascista dopo, cacciarono molte famiglie popolari dal centro mandandole in sopraelevazioni in Oltrarno. Oggi è il quartiere che più mantiene una tipicità ottocentesca, per certi aspetti quasi bohémienne e nel quale, soprattutto alla sera, si ritrovano moltissimi giovani. Lungo sarebbe l’elenco dei locali in cui potete ascoltare musica, bere qualcosa e fare nuove amicizie. Provate “la Cité” per dirne una, libreria caffè e musica, oppure lo studio di Rosai in via Toscanella dove si effettuano incontri e mostre interessanti, “La casalinga” se cercate un tipico e rude pasto toscano a un buon prezzo. Oppure più semplicemente sedetevi alla fontana di Piazza Santo Spirito mangiandovi qualcosa che avete preso da “Gustapanino” o altrove, che tanto ovunque andiate, andate sul sicuro. (Il Bobo che vedete in questa illustrazione non è di Staino ma un tributo di Ventizeronove!)

Buon Viaggio, Sergio.

LE ALTRE MINIGUIDE:

Milano di Claudio Bisio

Bologna di Luca Carboni

Lecce dei Sud Sound System

Genova di Giovanni Vernia

Roma di Cristiana Capotondi