Le miniguide #Smemotour: Pisa di Tuono Pettinato

di La Redazione

Attualità

Smemo in tour a Pisa con Tuono pettinato e i suoi 5 posti preferiti in città.

DISEGNINI DI TUONO PETTINATO

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1) Tuttomondo, il Murales di Keith Haring. Via Zandonai / Piazza Keith Haring (+ Casa Mazzini, via Mazzini). Nel mio quartiere natìo c’è l’ultimo murales realizzato da Keith Haring nell’89 su una parete esterna della chiesa di Sant’Antonio. Si trovano un sacco di foto di quando lo dipinse, con lui che tracciava gli omini e i pisani che lo aiutavano facendo da photoshop umano riempiendo i contorni, in un clima di allegro block party hip-hop. Lungimirante la municipalità ci piazzò subito davanti una fermata degli autobus di linea, adesso invece finalmente ha optato per tutelare il murales come si merita. Una sosta al barrino dirimpetto, pieno di memorabilia haringhiana, è sempre consigliata. Girato l’angolo, in via Mazzini, c’è la Domus Mazziniana, adesso biblioteca. Il sovversivo Giuseppe ci si nascondeva durante la sua clandestinità da public enemy carbonaro.

2) Fumettando, Piazza della Pera (+ Wide, Piazza Chiara Gambacorti). Andando verso il centro si arriva a Piazza Chiara Gambacorti, una placida oasi al riparo dal caos di Corso Italia, vialone pedonale dedito allo struscio adolescenziale tamarro e allo strapotere dei negozi di vestiario trendy. L’amata piazzetta è meglio nota come Piazza della Pera, per via di una scultura peroidale poco lontano, nonché per le periodiche frequentazioni di tossicomani e soggettoni di varia estrazione sociale. Baricentro della piazza e baluardo della pisanitudo dei disegnetti è sicuramente la piccola ma vispissima fumetteria Fumettando, centro nevralgico e hotspot creativo per la sparuta comunità fumettesca pisana. Nell’insieme, una piazzetta che sprigiona un’energia particolare tipo l’isola di Lost, indicatissima per organizzarci merende creative o progettare piani malvagi di conquista del mondo. Poco distante, un altro luogo fondamentale –ormai chiuso e passato a nuova vita- che è stato una casa per molti sensibili pisani, la Wide Records di vicolo Franceschi, che ha segnato la bildung musicale alternativa di noi nati in un’epoca in cui si compravano i dischi. Adesso è un grazioso locale jazz, solo che non si può più scartabellare tra gli scaffali per ore in cerca dell’ultimo dei Mount Eerie o intavolare discussioni sulle recenti produzioni oltranziste della Constellation Records.

3) Piazza San Paolo a Ripa d’Arno. Pisa è divisa a metà dall’Arno, e le due metà (Tramontana a nord, Mezzogiorno a sud) convivono con mutua ma sportiva diffidenza, come in Asterix e il Grande Fossato, o in Red & Toby Nemiciamici. Restando a sud, un altro mio luogo cult è la piazzetta alberata antestante alla Chiesa di San Paolo A Ripa d’Arno, un angolino desolato e romantico che non dispiacerà ai meditabondi e agli animi contemplativi. Riparata dal chiasso del traffico, offre una suggestiva visuale dei lungarni e della Cittadella, nonché della composta sobrietà della routine di allenamenti della Canottieri Arno. La chiesa è colpevolmente chiusa e in stato di semiabbandono, nonostante abbia ospitato affreschi del Buffalmacco. Fatele visita e poi andate indignati a recriminare ai Beni Culturali.

4) Via della Faggiola / Leopardi /Piazza dei Miracoli. Passato il fiume, il tour darkettone-contemplativo prosegue a nord nella pacifica, solitaria e nascostissima Via della Faggiola, che fu domicilio temporaneo del Leopardi quando compose A Silvia. Proseguendo oltre l’albergo pisano del gibbuto poeta, la stretta via curva inaspettatamente proiettandovi in Piazza dei Miracoli da una prospettiva insolita, meno frequentata e di grande effetto.
Altrove, sui lungarni di Tramontana, ci sarebbero il punto in cui è sbarcato Garibaldi dopo la ferita in Aspromonte (non c’erano ospedali più vicini?) e il Caffè dell’Ussero dove quel birba di Lord Byron fece a botte con un sottoufficiale, ma vi ci porto un’atra volta.

5) Camposanto Vecchio, Trionfo della Morte / Giudizio Universale. Probabilmente il mio luogo pisano preferito in assoluto, il cimitero monumentale dietro al Duomo ha la forma di un camminatoio coperto che circonda un lungo cortile, un po’ in stile alcazar moreschi. Il clou della visita sono i due affreschi di Buonamico Buffalmacco, il Trionfo della Morte e il Giudizio Universale, capolavori del metal pittorico trecentesco (il primo dei due ispirò il Decameron del Boccaccio, tanto per render l’idea). Qualche pezzo è periodicamente in restauro, ma lo spettacolo è sempre comunque generoso di visioni di mostri divoratori e dannati dalle espressioni facciali più incredibili. Un luogo di inquietante serenità, se l’Opera del Duomo vendesse abbonamenti come allo stadio sarei senza dubbio il primo tifoso iscritto.

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