Leonardo Manera: l’anno migliore? La seconda liceo

di Giovanna Donini

News - Scuola

Oggi sono attori comici e fanno divertire il pubblico a colpi di gag e battute. Ma chi erano a scuola: come andavano, che voti prendevano, quali prof odiavano o amavano, qual è stato l’anno migliore della loro vita da studenti? Oggi incontriamo il comico Leonardo Manera, pseudonimo di Leonardo Bonetti, che per la tv ha partecipato a famosi programmi comici come Quelli che il calcio, Belli Dentro, Ciro, Zelig, Colorado. Dopo di che Leonardo fa anche teatro e radio (lo potete ascoltare in onda su Radio24) da sempre con grande amore, passione e intelligenza ottenendo sempre tanto meritato successo.

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Che scuola hai fatto?

Liceo scientifico e poi due anni di giurisprudenza, facoltà che non ho terminato perché avevo già iniziato a fare spettacoli.

A scuola eri uno da primo, secondo o ultimo banco?

Mai stato nel primo banco e nemmeno nell’ultimo. Direi terzo, quarto banco. Ma non ricordo tanto la posizione del banco quanto, in terza liceo, la mia compagna di banco, che per anni è stata il mio sogno erotico. Mai compiuto, peraltro.

La materia che amavi di più? E quella che odiavi di più?

Mi piaceva italiano, soprattutto i temi. Poco dotato per la matematica, ancora meno per il disegno tecnico che per me era un dramma.

Nella tua vita da studente qual è stato l’anno migliore?

Il migliore la seconda liceo. Ero bravissimo in latino. Cioè, non ero una cima nelle versioni, ma me le facevo passare e poi le riscrivevo, migliorandole. Perciò ero bravissimo, anche se era un bravo “di seconda mano”.

Eri uno che copiava o uno che passava?

Entrambe le cose. Ma all’esame di maturità mi sono fatto passare la prova di matematica. Non da uno molto bravo perché il risultato non è stato dei migliori. Ma mi sono poi rifatto in italiano e agli orali ho anche fatto un quarto d’ora di spettacolo.

C’è un prof oppure una prof che è entrato spudoratamente nel tuo cuore? E uno o una che ti ha fatto molto male?

Sì, il professor Lozzia, di italiano, mi è rimasto nel cuore. Il più severo era quello di matematica, Brunelli, che un giorno mi disse: “Tu sei un venditore di fumo, bravo a parlare, parlare, ma studi poco”. Ci aveva preso.

Quando eri tra i banchi di scuola sapevi già che avresti fatto il comico di mestiere? Se no, che mestiere sognavi di fare?

Sì, sapevo già che avrei fatto il comico perché ho cominciato prestissimo, a diciassette anni. Altrimenti avrei fatto l’avvocato, mi ero appassionato della materia seguendo in diretta su Radio Radicale le udienze del processo Tortora. Sognavo di diventare un paladino della giustizia. D’altre parte tra comico e avvocato non c’è grande differenza, è necessaria comunque una certa teatralità.

Chi è il compagno di scuola che non dimenticherai mai?

Due: Marco e Michele, che sono tuttora i miei due migliori amici.

Come sono secondo te gli studenti di oggi?

Sono simili a noi. Credo che in tutte le generazioni ci siano delle pulsioni simili. Il sesso è la principale, poi viene lo sport, poi, al terzo posto, lo studio. Ma quando gli ormoni comandano, il corpo obbedisce. E i libri, pur interessanti, non possono competere. A meno che il libro non sia il kamasutra.

Cosa stai portando in scena oggi? Di che parla il tuo spettacolo?

Il mio ultimo spettacolo parla della mia situazione di padre separato e del rapporto con mio figlio. Poi lavoro a Radio24 e, come tutti quelli che fanno spettacolo, ho un sacco di progetti che resteranno incompiuti.

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Che consigli ti senti di dare ai ragazzi che affronteranno la maturità 2020?

Cercare di divertirsi quando si fanno gli orali. Io ho fatto così, li ho presi come una specie di spettacolo e alla fine mi è andata bene. Prenderla un po’ sul ridere. Se si è almeno un po’ preparati, va tutto bene e non si soffre troppo per l’ansia.

Com’è stata la tua maturità?

La mia maturità, come già ho anticipato, è stata divertente soprattutto agli orali, quando ho potuto fare davanti alla commissione anche un pezzo di spettacolo. Loro sapevano che avevo questa passione e mi hanno dato la possibilità di esibirmi. Non so se ha giovato al voto, ma sicuramente ha giovato al mio umore. E forse anche al loro, che hanno visto qualcosa di diverso dal solito.

Che voto ti dai per tutto quello che hai fatto, fai e farai?

Fino ad ora mi do un sette. Ma come dicevano sempre gli insegnanti di una volta, “potrebbe fare di più”. Sì, lo so, è vero. Giuro che mi applicherò!

 

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