L’estate dell’Alligatore 1

di L'Alligatore

Recensioni
L’estate dell’Alligatore – 1

La Casa del Vento, Semi nel Vento
Semi nel Vento, Seeds in the Wind, canzone dedicata a Gino Strada e Teresa Sarti fatta con Patti Smith; semi nel vento, come quelli ben dispersi da questa band toscana nei ventiquattro anni di musica. Anni non facili per La Casa del Vento, durante i quali con forza e determinazione si sono costruiti un nome, una reputazione, un marchio di fabbrica, diventando qualcosa di più di una semplice band, un progetto ben riconoscibile. Artisti nostri, per le tematiche, il modo di proporle: violini e fiati, ritmo e chitarre, l’Irlanda come suggestione, l’Italia antagonista come ragione, Genova 2001 e le canzoni contro la guerra, i partigiani e i migrantes …
Canzoni preferite: su tutte “Carne da cannone” inno pacifista dalla melodia indimenticabile, poi “La canzone di Carlo”, forte nelle parole quanto nella musica, “Genova chiama”, con dentro tutte le cose buone di quel forum, e “Al di là degli alberi” con un testo da sottoscrivere parola per parola. Ottimi anche i pezzi di cultura resistenziale quali “Figli della montagna”, “Notte di San Severo” e “Fuochi sulla montagna”, senza dimenticare una “Bella ciao” da pelle d’oca. Ottima “Berlin Serenade”, canzone d’amore sul senso del ritorno, l’irlandese “Settanta rose”, l’operaista “7”, la calciofila “Ala sinistra”. Tra le cover spicca “Redemption song” di Marley.
Non avevano mai fatto un disco dal vivo, ora escono con questa confezione gonfia di ben 4 cd e un dvd. Un modo per omaggiare il proprio pubblico, per farsi conoscere da chi ancora non li ha sentiti.


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Maria Devigili, La Trasformazione
Filosofa e cantautrice, vegetariana e trentina (dalle parti di Moser, al quale è legata da parentela), Maria Devigili è al suo secondo disco. Come l’esordio “Motori e introspezioni” accompagna la sua voce con la chitarra e accanto a lei siede Stefano Orzes, batteria/percussioni. In questo nuovo album ha aggiunto partecipazioni importanti, a partire dalle voci di Claudio Lolli e Francesca Bono degli Ofeliadorme, pregevole gruppo delle indie italiche. “La Trasformazione”, con dei testi da mandare a memoria e una musica  avvolgente è autentico pop-rock cantautorale senza tempo.
Canzoni preferite: “Spegnere-Gettare” pulsante cuore del disco, rock con rimandi ai sixty e un testo geniale, “Il pasto migliore”, che racconta la trasformazione in cibo di un essere vivente in un modo veramente dolce e perfetto, direi commovente (lo canta assieme alla Bono, vegetariana come lei), “Come una formica”, non solo per la voce di Lolli, ma per il ritmo, le trombe, per come è mirabilmente costruita, “L’ombra”, per il suo essere un classico da cantautore (da Conte a Capossela), “Verso l’alto”, straniante finale: sembra un coro alpino che incontra le mondine e invece è la Devigli con la febbre. Sublime!

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Don Juan And The Saguaros, Don Juan And The Saguaros
Cappellaccio e barba neri, faccia da vecchio west, ma niente pistole. Garantisce di portare solo la chitarra e l’armonica a bocca … così si presenta Don Juan Fragalà, e non sono da meno i Saguaros, tre musicanti di Roma con il folk-rock elettrico nel sangue. Hanno fatto il loro primo omonimo album firmato Don Juan And The Saguaros, chi ama la vera musica Usa, da Bob Dylan a Johnny Cash, non deve lasciarselo sfuggire. Tredici pezzi registrati in parte all’interno di una sala riprese dove Renzo Arbore faceva dei concerti privati notturni, una sala piena di cimeli ispirati al jazz/blues e memorabilia di New Orleans. Un posto che gli ha ispirati.
Canzoni preferite: “Take Your Time”, autentico folk-rock con ritmo e poesia (ascoltare il favoloso trombone nel finale), “Rolling Down”, un chitarra/voce a narrare una storia del west, eccelso dall’inizio alla fine e con il banjo teso a insidiare le chitarre, “Saint Louis Blues”, brano mid-tempo con un gradevole ritornello, “Another Love Song”, dilaniato/dilaniante voce/chitarra da antologia. Molto bella e particolare la canzone posta in coda,”Out to Work”, intensa e impegnata, inserita nell’album grazie al consiglio di un amico che la sentì strimpellare da Don Juan. Ottima scelta.


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Go!Zilla, Sinking in your Sea
“Sinking in your Sea”, annegare, perdere il controllo, naufragare dentro il proprio mare, un’idea adolescenziale quanto adolescenziale è il rock, che questa giovane band di Firenze vuole esaltare. Niente suicidio, per carità, ma al contrario, una voglia di perdersi, torcersi e urlare, che ha a che fare più con il sesso e la vita. Come tutti i pezzi di questo loro nuovo album, molto meno “noise” dei precedenti, come era nelle intenzioni del trio: l’idea iniziale era quella di creare un sound più melodico è più alla portata di tutti ma anche più grunge in certi aspetti, mi hanno detto nell’intervista. Credo ci siano riusciti, senza snaturarsi, ma trovando il giusto equilibrio.
Canzoni preferite: “Pollution”, ironico punk elettrico erotico/eretico, “Looking in the Mirror”, cavalcata acida senza tempo dedicata ad un amico che “vola”, “Xilitla”, monumento psichedelico nato dal loro viaggio nella località messicana (senti la sensazione forte di un posto meraviglioso), “I’ve seen a Riot”, rock saltellante per pogare al massimo della forma e gran virtuosismo di chitarra, “Hiding Away”, oscura e introversa, una canzone che spacca (dentro) e ovviamente la title-track, punk da sballo ponte tra i Go!Zilla di prima e quelli di adesso …

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LeSigarette!!, 2 + 2 = 8
Bel titolo a riassumere lo spirito e le idee di un disco, questo esordio per nulla fumoso de LeSigarette!! Scritto così, perché il nome della band è una vera e propria esclamazione, in quanto Jacopo vuole smettere di fumare, e allora Lorenzo gli ruba le sigarette. Questa storia va avanti dal 2010, cioè da quando i due, giovani musicanti dell’area romana, collaborano insieme, finendo per dare vita a questo duo chitarra/voce/percussioni. Era il 2014, un anno dopo ecco il primo disco: forte, in diretta, con testi da mandare a memoria, sarcasmo sui nostri giorni di crisi e incertezze (2 + 2 = 8, potrebbe anche essere).
Canzoni preferite: “Messa a fuoco”, inebriante cavalcata lisergico-ateo-libertaria, “Aprire la mente”, bel testo, vuoti e pieni per un mantra filosofico di speranza (ma anche no), il gran ritmo dell’iniziale “Buleria” (non solo perché c’è il titolo dell’album nei suoi versi), “Funambolo”, ironia a piene mani sui furboni che sfruttano la crisi per i loro interessi, il perfetto post-rock “Prurito” …

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