Un prof racconta la scuola a distanza

di Antonello Taurino

News - Scuola

Milano, Italia, Marzo 2020

Cari ragazzi,
per quelli che ultimamente fossero stati attenti alle cose del mondo meno di quanto non lo siate a scuola mentre di solito spiegano la perifrastica passiva, be’, in Italia è arrivato il Coronavirus. Non paia eccessivo il fatto che io lo ridica e lo rispieghi: c’è qualcuno che ha bisogno, per esperienza, che la pappardella gli venga ripetuta un numero infinito di volte. Lo so, conosco i miei polli, e dopo capirete perché.
Sì, vostro padre non è piantonato in casa perché gli hanno dato i domiciliari; vostro fratello, cintura nera di scaccolamento (e poi, con le stesse dita, di arraffo cibo vario), non si è tramutato in un maniaco della pulizia delle mani; vostra sorella non ha smesso di uscir ogni sera con le sue amiche antipatiche per tumularsi in camera a studiare e no, non è impazzita neanche vostra madre, picchiando il mestolo sul balcone alle 18 tipo Corrida. Pure voi, sappiatelo, non state vivendo vacanze di Carnevale mostruosamente lunghe, non è stato adottato il calendario scolastico di Rio de Janeiro. E se anche il vostro prof. lo vedete spesso in video su cellulare, non è che si è riciclato youtuber, ma perché, se persino la scuola è chiusa, allora forse sta succedendo davvero qualcosa di storico. Vi consiglio quindi di prenderne consapevolezza quanto prima (magari pensateci per quei 20 secondi in cui lavate le mani!), e anche di tenere a mente quanti più dettagli possibile, perché state vivendo giorni su cui, da grandi, figli e nipoti vi chiederanno famelicamente puntuali resoconti. Vi stancherete quasi, di rispondere al “com’era?”: un po’ come quando chiedevo a mio nonno della guerra. Uso questo termine non a caso, e dopo capirete perché.

Antonello Taurino durante uno spettacolo teatrale (la sigaretta è di scena, finta!)

Non presenti, ma “connessi”

Siamo nel pieno della novità di una scuola che prosegue con Didattica on-line e le lezioni via Skype. Non abbiamo mai vissuto niente del genere, e non sappiamo quanto durerà: ma chi vi scrive è proprio un Docente di una Scuola Secondaria di 1° Grado (per gli amici: “le Medie”, nello specifico dell’IC “UMBERTO ECO” di Milano) che ogni mattina si alza e invece che a scuola incontra i suoi marmocchietti su una webcam. E andiamo avanti: con molte cose diverse, tipo l’appello cui i ragazzi non rispondono “Presente” ma “Connesso”; e molte cose invece incomprensibilmente come prima, come quando nella videolezione un alunno mi ha chiesto se poteva andare in bagno (a casa sua). Per noi docenti è molto più faticoso e quasi saltano i nervi (alcuni miei colleghi, pensate, hanno assegnato per casa “lavori di gruppo!”), ma è più facile il rapporto con i genitori: non dobbiamo più minacciare “Adesso li convoco!”, ma basta un “Chiamami in tinello un attimo tua madre”.

Ma a parte questo, com’è il morale? Il clima? Che succede di bello? Be’, non so come prendiate voi questa reclusione: io, essendo anche un attore comico, provo a tirar su gli animi degli alunni con espedienti tipo il sommario censimento a inizio lezione tra chi è vestito e chi è ancora in pigiama, per assegnare il premio di “Camicia da notte più bella” (e scoprire che sono uno dei pochi in pigiama, e in più bruttissimo). Ma l’altro giorno i miei ragazzi li sentivo depressi, più del solito, comprensibilmente… in casa da due settimane… che ormai “non ce la fano più”. E allora io, con una battuta scema (ma proprio scema), ho risposto dall’altra parte dello schermo:
“Eh ragazzi, e che doveva dire l’autrice del libro che abbiamo letto l’anno scorso, il “Diario”, Anna Frank?” Ahahhahhahahah.

anne-frank-vite-parallele

Da una battuta scema, una buona idea

Riflettendo un po’ su questa battuta scema (e grazie soprattutto alla perizia tecnica della prof.ssa di Matematica) è nato “…il fiore” (che ancor meglio spiega – De Andrè – di che materia fosse la mia battuta originaria): la lettura integrale del “Diario” di Anna Frank, realizzata da ragazzi della mia classe, la 2°D. Sì, perché siccome “la vita è ciò che decidiamo di fare con ciò che di brutto ci accade”, allora, dal letame della mia battuta e della oggettiva situazione presente, è nata la decisione di reagire in maniera creativa, con un progetto che spero possa carezzare i cuori. In sostanza io e i miei alunni abbiamo cominciato non solo a leggere, ma anche “rumorizzare” (cioè produrre musiche e rumori suggeriti dalla narrazione) e registrare i brani di questo celebre libro, con la lettura di un alunno alla volta, sempre diverso per ogni giorno del Diario. Il tutto da casa, distanti ma collegati in videolezione collettiva su Skype. Vorrei arrivasse anche a voi, il messaggio: magari, vedendo quanta gioia di vivere esplode fuori dalle pagine di una ragazzina della stessa età ma in una reclusione ben più angusta, lunga e sfortunata della vostra, be’, forse anche voi potrete trovare qualche spunto di riflessione per rendere più sopportabile il periodo, e per comprendere che forse in qualche modo siamo, ancora, fortunati. E sapete la cosa bella di questo progetto? Che tutto questo “Radiodramma/Audiolibro” diventa un podcast sulla neonata Radio della Scuola, “Radio Eco”!

Amo questo libro (l‘anno scorso un’altra mia classe ha vinto un premio sul “Diario”, cambiandone il finale in maniera addirittura COMICA, pensate, un po’… ma questa è un’altra storia). Anche perché il punto centrale è proprio questo, un aspetto che in pochi sanno: la scrittura del Diario di Anna non è “ingenua” o solo “privata”. Anna cioè scrive pensando e sperando in una pubblicazione. Sì, dalla radio nel suo rifugio aveva infatti appreso che il Governo olandese, in esilio a Londra, aveva lanciato un concorso narrativo (una sorta di contest, diremmo oggi), con raccolta dei materiali a guerra finita, sulle dure esperienze di vita in clandestinità di rifugiati, ebrei e oppositori politici sotto l’oppressione nazista. E cosa fa Anna? Decide non solo di continuare la redazione del Diario, ma anche di riscriverlo dall’inizio fino al punto in cui era arrivata con questa nuova prospettiva “pubblica”, legata al suo desiderio (più volte ripetuto nel Diario) di diventare scrittrice; e perché ciò avvenisse poteva essere importante partecipare a quel premio. E qui vedi proprio la luce, la capacità di questa ragazzina di pensare comunque al proprio futuro, e progettarlo serenamente, e lavorarci con speranza, nonostante quelle condizioni lì… Visto che forza d’animo?

Una speranza per il futuro

Capito ragazzi? Da un momento di difficoltà può nascere davvero l’occasione di una rinascita. E poi io, personalmente, mi ci sto divertendo davvero molto! Oltre al fatto che faccio molto poco: i ragazzi mettono le voci e i suoni, la prof.ssa di Matematica la competenza tecnica… e io, davvero, io ci ho messo solo la battuta scema.

Quindi… buona “scuola a distanza” a tutti!

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