Lil Uzi Vert, afrofuturismo rap

di Michele R. Serra

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C’è questo movimento nella cultura pop americana che qualcuno ha chiamato afro-futurismo: in pratica è un mix tra tradizione musicale nera e fantascienza, estetica e narrativa. Se però lasciamo da parte tutta la teoria e andiamo alla pratica, l’afro-futurismo è uscito periodicamente allo scoperto con prodotti culturali fantastici: dalla tribù jazz di Sun Ra a quella funk di George Clinton, pronte a lasciare la Terra a bordo di un’arca interstellare negli anni Settanta, ai racconti ultra-sperimentali dello scrittore afroamericano Samuel R. Delany nei Sessanta, al cinema Marvel di Black Panther. Soprattutto però l’hip-hop pesca a piene mani in questa tradizione super-affascinante, e chi lo fa di solito sono gli artisti che definiscono un’epoca. Da quei geni di Missy Elliot e Outkast tra gli anni Novanta e i Duemila, fino a oggi. Oggi c’è Lil Uzi Vert.

La fantascienza è l’ingrediente fondamentale dell’ultimo disco Eternal Atake, che potremmo definire un concept album su un rapper che viaggia nello spazio, oppure semplicemente un disco rap che racconta le solite quattro cose sull’avere tanti soldi, tante donne, tante collane e tanto Balenciaga, e porta queste cose terrene in un contesto spaziale. Entrambe le cose sono vere, com’è ancora più vero che in questo disco rap allo stesso tempo pazzo e normalissimo, c’è l’essenza non dell’hip-hop, ma di tutto il pop dell’anno 2020.

D’altronde, quando sei nato nel 1994 e dentro una tua canzone c’è un campione di un pezzo dei Backstreet Boys che ascoltavi a cinque anni, capisci che nella musica americana si è chiuso il cerchio che ha portato i rapper a diventare le nuove popstar di un mondo cambiato radicalmente rispetto al ventesimo secolo.

Morale in breve: esistono due tipi di rap (non è vero, ma facciamo finta che lo sia: semplificazione giornalistica). C’è quello che considera il messaggio come la cosa più importante, e quello che si occupa soprattutto dello stile. Lil Uzi Vert ovviamente fa parte di questa seconda categoria, affermazione che non significa niente se non che è molto bravo a rappare, che ha l’attitudine e l’energia giusta e ha intorno produttori che sanno catalizzare questa energia. Forse Eternal Atake non è un disco rivoluzionario come può essere stato, più o meno all’interno dello stesso discorso musicale, Rodeo di Travis Scott nel 2015 (sembra ormai una vita fa). Però Eternal Atake è una fotografia perfetta di quello che è e che può essere il rap oggi, e alla fine se non ti piace, forse il punto è che non ti piace il rap. O almeno questo rap.

Ecco le 3 migliori canzoni di Eternal Atake: