Lincoln Recensione

di Michele R. Serra

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Lincoln – Recensione

Se sia il più amato presidente della storia degli Stati Uniti non lo sappiamo.

Però possiamo essere certi che il volto di Abraham Lincoln sia scolpito 1) nella pietra del monte Rushmore e 2) nel cuore degli americani. Sedicesimo presidente Usa, ha servito il paese dal 1861 al 1865 conducendolo oltre una sanguinosa guerra civile, e ottenendo al contempo la fine della schiavitù per milioni di neri.

Non è, si potrebbe dire, una figura facile da affrontare. Ehm. Lavoro per Superman, o per uno di quei registi i cui volti potrebbero essere scolpiti in un ideale monte Rushmore del cinema: non so chi sarebbero gli altri tre, ma un posto per Steven Spielberg su quel monte Rushmore io lo terrei.

Abraham Lincoln di Steven Spielberg è intepretato da Daniel Day Lewis. È un uomo alto, dinoccolato, spesso porta il cappello a tuba che ben conosciamo dai libri di storia. Il suo ritratto spielberghiano però non è quello di un santo.

Ci hanno detto: Spielberg racconta Lincoln, e tutti quanti ci siamo immaginati la descrizione di un uomo perfetto, che con l’arte oratoria, il coraggio e l’intelligenza guida il suo popolo attraverso una guerra girata in slow motion. Uno che quando parla ha sempre in sottofondo una una musica solenne. Tipo, una musica di archi composta da John Williams.

Ecco, la musica di John Williams c’è, ma questo Lincoln è diverso da quello che ci aspettavamo. È uno che parla piano, che non va a cavallo al rallentatore: un uomo a volte insicuro, preoccupato, con i piedi per terra, esausto dopo gli anni della guerra. Sembra quasi Lincoln, quello vero.

Gli ultimi mesi di vita del presidente prima del famoso assassinio a teatro, la pace con i sudisti e soprattutto la battaglia per l’abolizione della schiavitù. Quasi tre ore di film sembrano poche, per contenere fatti storici così grandi. Eppure ci stanno, e i problemi che Lincoln si trova ad affrontare diventano interessanti anche per chi, di questa parte di storia, sa poco. Non siamo americani, vero, e capita un paio di volte durante la proiezione, di sentirci un po’ignoranti.

Ma a chi non sa niente, Lincoln è un film che può offrire molto.

Non è – fa ridere dirlo – l’americanata che ci si poteva aspettare: Spielberg fa la scelta giusta, toglie invece di aggiungere, sceglie attori speciali e racconta la politica per quello che è, nella sua accezione migliore. Cioè: un grumo di opposti egoismi, interessi particolari, ignoranza e corruzione.

Roba con cui si può fare la storia.