L’occupazione bianca di Tommaso al Liceo classico Parini di Milano

di La Redazione

Scuola
L’occupazione bianca di Tommaso al Liceo classico Parini di Milano

Tommaso ha 18 anni, frequenta il Liceo Classico Parini di Milano e qualche giorno fa ha partecipato all’occupazione simbolica del cortile del Liceo. Tommaso come Margherita e i suoi compagni chiedono di tornare a scuola dopo 10 mesi di chiusura della scuola secondaria. Queste le sue riflessioni.

di Tommaso Rotundo

È ormai passato quasi un anno da quando gli studenti sono costretti davanti a uno schermo, a parte alcuni ritorni sporadici nelle aule falliti miseramente per la poca organizzazione. Con il nuovo anno si pensava che finalmente si fosse delineato un piano ben preciso anche per l’istruzione, ma si è solo assistito ad un federalismo regionale riguardo al diritto allo studio: ogni governatore sta scegliendo a suo piacimento se gli alunni debbano restare a casa o no, anche quando il rientro sarebbe consentito nelle zone pandemiche arancioni e gialle come dichiarato dalla Ministra dell’Istruzione. 

Foto di Tommaso Rotundo

Ma il diritto allo studio non solo sta venendo violentato in differenti maniere a seconda della regione ma anche a seconda delle possibilità economiche di ogni ragazzo/a: come dimostra l’indagine “I giovani al tempo del Coroavirus” condotta da IPSOS, il 38% degli adolescenti intervistati dichiara di avere difficoltà a seguire le lezioni a causa della scarsa connessione sua o del professore; inoltre il 18% afferma di avere un solo dispositivo diviso con altri membri della famiglia e l’8% è costretto a seguire le lezioni condividendo la stanza con terzi. Questo dimostra come il diritto allo studio stia diventando un privilegio. 

Foto di Tommaso Rotundo

Quindi, considerata la situazione appena delineata, un manipolo di studenti del liceo Parini di Milano ha deciso di riappropriarsi della propria scuola, per partecipare a quel corteo di occupazioni e manifestazioni che sta travolgendo tutto il paese, mostrando il suo dissenso contro la malamministrazione del governo. 

Foto di Tommaso Rotundo

Lunedi 18 gennaio, alle otto di mattina, i ragazzi sono entrati di corsa nell’edificio scolastico, hanno preso banchi e sedie, portandoli in cortile e seguendo la DAD nel posto che spettava a loro. In seguito si sono riappropriati di tutto il piano terra permettendo di seguire le lezioni anche dalle stesse aule. È da ribadire che questa è stata un’occupazione “bianca”, il che significa che i professori, i bidelli e la segreteria sono stati lasciati liberi di esercitare il loro pubblico ufficio (non è stata una protesta contro la scuola ma contro il governo e il Ministero). 

Foto di Tommaso Rotundo

Ovviamente sono state prese tutte le precauzioni sanitarie necessarie: all’entrata dell’edificio erano presenti due studenti volontari che prendevano la temperatura e i nomi (per il tracciamento) di tutti coloro facenti parte della scuola che volessero unirsi alla protesta, nelle classi si manteneva il distanziamento e la mascherina alzata, sono stati disposti in tutti i bagni ed all’entrata igienizzanti e mascherine, e ancora nei bagni sono stati anche messi a disposizione degli assorbenti gratuiti. Inoltre è stato richiesto a chiunque era stato tamponato di portare l’attestato di negatività (la maggior parte degli studenti facenti parte della protesta si erano tamponati il giorno precedente ad un presidio medico in piazzale Baiamonti, il quale eseguiva tamponi ad offerta libera). 

Foto di Tommaso Rotundo

Importante è stato anche l’allestimento di un’aula all’interno della scuola in cui uno studente di medicina si è offerto di eseguire tamponi, procurati agli studenti da PAS (Priorità alla Scuola), a chi non avesse avuto l’opportunità di accertare la sua negatività. 

In seguito è stata organizzata un’Assemblea degli studenti occupanti che ha deliberato che una decina di ragazzi tamponati rimanesse a dormire la sera affinché riaprissero le porte anche la mattina dopo, affinché la protesta durasse un altro giorno. Infine martedì pomeriggio, dopo lo svolgimento a distanza delle lezioni, le quali a volte avvenivano anche in presenza poiché alcuni professori presenti nell’edificio invitavano gli studenti protestanti nell’aula in cui si trovavano, si è organizzata un’altra Assemblea in cui si sono delineate le modalità di dialogo da usare in futuro con i professori e gli studenti che si sono rifiutati di partecipare. L’edificio è stato sgomberato alle tre e mezza di pomeriggio dagli studenti occupanti. 

Foto di Tommaso Rotundo

In sintesi questo avvenimento, e molti altri a lui affini, stanno dimostrando come gli stessi giovani sappiano organizzarsi in una situazione di emergenza meglio di quei politici che promettono e parlano da ormai undici mesi di una scuola in sicurezza che, purtroppo, non si staglia ancora all’orizzonte.