Intervista a Luca Paladini: amore, morte, felicità e Inter ai tempi del Covid-19

di Giovanna Donini

Le Smemo Interviste - News

Seguo Luca Paladini (e I Sentinelli di Milano da quando sono nati) e ho sempre pensato che un giorno gli avrei stretto la mano per dirgli: “Grazie”.

Grazie per avere fondato ed essere diventato il portavoce dei Sentinelli di Milano. Grazie per tutto il lavoro che ha fatto mettendoci sempre faccia cuore anima e corpo nella battaglia contro ogni forma di discriminazione. Grazie per essersi sempre esposto in prima persona, raccontando e condividendo fatti privati che in realtà hanno una valenza pubblica e politica. Grazie per esserci stato con tutto il suo coraggio perché, almeno a me è successo così, il suo coraggio a volte è servito a tirare fuori anche il mio coraggio, e credo anche quello di tanti altri.

Oggi quel giorno finalmente è arrivato e anche se non è stato possibile stringergli fisicamente la mano, sono però riuscita a ringraziarlo. E poi però con lui mi sono fatta una lunga chiacchierata su tutto quello che è successo in questi mesi, da quando insomma il virus è entrato nelle nostre vite, stravolgendo in modo particolare la sua. Una lunga e splendida chiacchierata sull’amore, la vita, il sesso, la morte, la felicità e perfino l’Inter ai tempi del Covid-19.

Ciao Luca, come stai?
Sono uscito dall’ospedale da tre settimane e sono ancora sorpreso dalla debolezza fisica che mi accompagna. Sono stanco, fiacco, domani ho l’esito del secondo tampone e poi ho bisogno di riprendere contatto con il mondo fuori, ma credo che lo farò lentamente…

Sì, anche perché in questi mesi ti è successo di tutto, qual è stato il momento più drammatico?
Io vengo a sapere che mia mamma è positiva al Covid e neanche cinque minuti dopo mi avvisano che mio padre ricoverato (per il Covid) stava morendo, mi dicono: “Se vuoi facciamo l’ultima video chiamata”. A quel punto non so se dire a mia madre la spietata verità, ci penso qualche istante e poi decido di sì. Per me e mia madre dire addio a mio padre è stato drammatico, poi però lui si è miracolosamente salvato. In tanti non hanno portato a casa la pelle, con il suo stato forse lui ci è riuscito perché ha giocato trent’anni a rugby…(ride)…è chiaro che non è così, ma mi piace immaginarla così.

E poi sei stato male tu…
Io per la prima volta nella mia vita ho avuto paura di morire, però io con il diabete mi sono salvato mentre un ragazzo di 41 anni che stava benissimo e con cui ho condiviso la stessa stanza e la stessa paura purtroppo è morto.

Bisogna essere belli strutturati per sopportare tutti questi dolori fisici ed emotivi, vero?
Credo proprio di sì, altrimenti vai fuori di testa, crolli, non reggi tutte queste botte.

E intanto tuo marito Luca?
E intanto mio marito Luca era a casa dei miei, mentre io poi sono tornato da solo nella nostra casa. Anche lui ha avuto il Covid però ora ha già fatto due tamponi ed è risultato sempre negativo.

Sarà bellissimo, penso, quando potrete stare di nuovo insieme dopo così tanto dolore e tempo, vero?
Sì, sarà bellissimo anche perché siamo uniti civilmente nel 2017, siamo insieme da 13 anni e questa è stata la prima volta nella nostra storia d’amore che siamo stati così tanto lontani.

Quanto?
Non dormiamo insieme da 60 giorni. E siamo stanchi e stremati perché la tecnologia ci permette di guardarci ma non di sentirci, e dopo un po’ diventa faticoso. Se sei innamorato non vedere il tuo compagno per 60 giorni è dura. Si interrompe una quotidianità che c’era stata e adesso va ricostruita. E poi mi chiedo se tutto il nostro “noi” tornerà come prima…

In che senso?
Un mio amico ha fatto anche lui il Covid e anche se adesso è tornato a casa, ma soprattutto anche se adesso è negativo, ha una sorta di timore di ricominciare anche l’affettività sessuale perché ha l’idea di poter essere ancora un soggetto che contamina. In pratica questo mio amico non riesce a fare l’amore con il suo compagno perché ha paura. Lo capisco, penso sia stata un’esperienza così traumatica che hai paura di riviverla o di farla vivere. Non so cosa succederà a me e a Luca ma spero che non sia così.

Ho letto sul tuo profilo che un’infermiera che seguiva da sempre te e I Sentinelli di Milano, quando ha saputo della vostra situazione ha deciso di aiutarvi, vero?
Sì, io devo moltissimo a questa persona e a tutti i medici che mi (e ci) hanno salvato la vita. Io sono stato privilegiato perché ho avuto la percezione che il Movimento De I Sentinelli è riuscito a conquistare la stima di molte persone che poi in questo caso riconoscendomi e stimandomi mi hanno davvero voluto bene e aiutato…

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E anche in una condizione così difficile penso che tu non abbia mai smesso di lottare in ogni senso. Prima raccoglievi le storie di tutti quelli che si sentivano discriminati, adesso di tutti quelli che hanno avuto a che fare con il Covid e si sentono maltrattati o addirittura abbandonati da chi dovrebbe proteggerli, sbaglio?
È così: io non ho mai smesso un giorno di fare quello in cui credevo. Ancora una volta ho reso pubblico e politico un fatto personale e ancora una volta do voce come posso a chi non saprebbe come farsi ascoltare.

Però questa volta purtroppo non potrai fare come avete fatto sempre portare in piazza a manifestare tante persone…
No, però questo virus non può e non deve tacitare il dibattito pubblico. In questo momento noi ci dobbiamo inventare nuove forme di lotta. Se serve dobbiamo renderci visibili e uniti in un momento in cui siamo costretti a stare distanti, ci proveremo, ci riusciremo…

Allora ancora una volta ti dico: Grazie Luca! Però ci tengo tanto a dirti anche un’ultima cosa…so che tu sei una grande tifoso dell’Inter…
Sì, sono molto tifoso dell’Inter, perché?

Perché io sono juventina…
Mi spiace allora dobbiamo immediatamente salutarci…(ride)…

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