L’uomo d’acciaio

di Michele R. Serra

Recensioni
L’uomo d’acciaio

Spacchiamo tutto. Cosa c’è di meglio di un bel film dove si spacca tutto quanto? Un film con gente che si prende a pugni fortissimo, un film con laser e missili. Un film dove spaccano giù qualche megacittà, con palazzi enormi che cadono tipo 11 settembre al cubo. Tutti uguali, ‘sti film hollywoodiani ad altissimo budget. Transformers? The Expendables? Godzilla? Ah no, è Superman. Ma sì, dai… tanto è la stessa cosa.

Non ne sono sicuro, intendiamoci. Ma credo sia quel che è passato per la testa di Zack Snyder, regista del nuovo ennesimo tentativo di riportare al cinema il Primo Supereroe. Non in senso cronologico: primo nella nostra testa, perché rappresenta il prototipo del super. Un mito americano che a più di settant’anni dalla creazione rimane scolpito nell’immaginario di quattro o cinque generazioni. Adesso il problema è che bisogna presentarlo a un’ulteriore nuova generazione. Quindi? Si riparte da capo, dal piccolo Superman che sfugge alla morte, all’esplosione del suo pianeta natale Krypton, e con il razzetto finisce sulla Terra, adottato da una famiglia umana.

Zack Snyder è un regista che ci sa fare, con i fumetti al cinema: ha girato già filmoni tratti da fumettoni come 300 e Watchmen. Qui è affiancato da un produttore e sceenggiatore di peso: Christopher Nolan, mr. Batman – Il cavaliere oscuro. Si capisce, due così sono i tipi perfetti per portare Superman nel 2013, per farlo diventare più dark e più cool e – naturalmente – più epico.

E quindi come si fa? Per prima cosa si cambia il costume: via il nylon rosso e blu anni Settanta, dentro una microfibra ipertecnologica, colori un po’ più scuri, ché dev’essere un po’ più dark. Dentro (il costume) Henry Cavill, un attore così pompato di palestra che sembra più un superuomo senza maglietta che senza mantello. Ah, poi ovviamente un sacco di effetti digitali fighi: Superman che vola nello spazio, Superman che prende a superpugni gli alieni cattivi sospeso a mezz’aria, Superman che brucia le cose con la vista a raggi X, eccetera. C’è tutto, in questo film, anzi molto di più.

E allora perché dopo la prima ora e mezza, quando ne manca ancora un’altra prima di vedere apparire la parola fine, ti stai già annoiando di brutto?

Il motivo per cui L’uomo d’acciaio è una gran palla – una titanica, estrema, a volte sfavillante palla, ma comunque una palla – è che questa enorme space opera cerca di esplorare tutti i temi nascosti dentro la figura di Superman: messia religioso, uebermensch cripto-fascista, immigrato in una società diversa e un tot di altri. Senza approfondirne nessuno, ma soprattutto senza ironia. Batman – un esempio a caso – è un personaggio che si può prendere sul serio dall’inizio alla fine, Superman deve essere salvato dall’ironia, da un pizzico di bambinismo. Altrimenti muore.

Questo film è peggio della kryptonite.