L’uomo nell’ombra

di Michele R. Serra

Recensioni
L’uomo nell’ombra

Ok, non rimarrà nella storia del cinema come Rosemary’s Baby Chinatown, però. Questo thriller con poco thrilling e tanta tensione psicologica mette insieme due attori a volte poco considerati, come Ewan McGregor e – soprattutto – Pierce Brosnan, che qui offrono una delle migliori performance delle loro carriere. Ma non è questione di attori: è che Polanski confeziona un film mainstream eppure terribilmente convincente, un’operazione simile – ma molto meglio riuscita – a quella condotta da Martin Scorsese conShutter Island.

Il protagonista è Ewan McGregor. Il suo personaggio non ha nome: mai citato nell’intero arco del film. Scelta corretta: lui è un fantasma, un ghost writer autore di libri di successo, su cui non appare la sua firma. Al Fantasma viene offerta l’occasione di una vita: duecentocinquantamila dollari per scrivere l’autobiografia dell’ex primo ministro inglese, proprio nel momento in cui sta scoppiando un grosso scandalo che lo coinvolge. L’ex premier Adam Lang è infatti accusato di aver appoggiato la guerra al terrorismo made in Usa con metodi illegali: si parla di servizi segreti, sequestri di persona, tortura. Si parla, in controluce, dell’operato di Tony Blair negli anni seguenti all’undici settembre 2001. Ma la critica politica è solo uno – e non il principale – dei tanti motivi d’interesse offerti da L’uomo nell’ombra.

Poi, c’è la trama raccontata con precisione chirurgica. C’è la bellezza degli ambienti creati dallo scenografo Albrecht Konrad, e della fotografia di Pawel Edelman. C’è una delle sequenze finali più belle dell’anno.

Molti livelli di lettura, nessuno troppo opprimente. Vince il piacere di chi guarda, in una pellicola elegante. Ho sempre pensato che “elegante” fosse un gran bel complimento. No?