Nostalgia Istantanea: Magic The Gathering

di Redazione Smemoranda

L’uomo che ha inventato il gioco di carte di maggior successo di tutti i tempi si chiama Richard Garfield ed è un matematico americano. Non sarà una sorpresa per nessuno, ma già da bambino amava giocare e inventare giochi. Prima che la sua famiglia si stabilisse in Oregon, a metà degli anni Settanta, ha trascorso molti dei suoi primi anni in Bangladesh e Nepal, luoghi dove suo padre lavorava come architetto. Garfield non parlava né il bengalese né il nepalese, così, per fare amicizia, spacchettava un mazzo di carte o rovesciava un sacchetto di biglie.

Tornato negli Stati Uniti, all’età di tredici anni, cominciò a sentire parlare di un gioco chiamato Dungeons & Dragons – gli era stato detto che aveva trappole, orchi e tesori – ma il suo negozio di giochi locale non aveva ancora il regolamento e nessuno dei suoi compagni di classe sapeva giocare. La mancanza di lingua non lo aveva mai fermato prima; dunque inventò qualcosa lui, per giocare con i suoi amici. Poi iniziò a giocare finalmente a Dungeons & Dragons, quello vero. E rimase folgorato.

Dungeons & Dragons è per il mondo dei giochi quello che i Velvet Underground sono stati per la musica. Nel senso che i ragazzini che comprarono il primo set, poi finirono tutti quanti per diventare creatori di giochi. Richard Garfield è uno di loro, senza dubbio il più famoso. E tutti quanti, come quelli di Dungeons & Dragons, avevano un certo gusto per le regole complicate, ecco.

Ma torniamo ai primi anni Novanta, e al nostro Richard che voleva fare un gioco che avesse lo stesso impatto che aveva avuto su di lui Dungeons & Dragons, ma doveva trovare una chiave perché fosse appetibile da un punto di vista commerciale, altrimenti nessuna azienda lo avrebbe mai prodotto. E improvvisamente fu colpito da un’idea geniale: avrebbe sfruttato i nerd. I nerd esistevano, erano tanti, e anche se ai tempi tutti li maltrattavano, quelli erano ottimi consumatori. Spendevano tanti soldi per stare dietro alle loro passioni. Così, Richard pensò a un gioco che tutti potevano portare sempre con sé, che si potesse giocare abbastanza velocemente, e che potesse servire ad esempio per far passare il tempo ai nerd durante le convention di nerd. Perché si sa, quando vai alle fiere di fumetto, c’è sempre un momento in cui ci si riposa prima di rirpendere a camminare. In più, bè, ovviamente doveva essere collezionabile. Se no, non sarebbe stato nerd.

Quando Richard Garfield propose l’idea all’imprenditore Peter Adkison, fondatore della ditta Wizards of the coast, quello iniziò letteralmente a urlare per la gioia. Dalla sua porta era entrato un genio. Lui sarebbe stato l’uomo che produceva un gioco diverso da tutti gli altri. Non era come il monopoli o il cluedo, che una volta comprato rimaneva uguale per tutta la vita. No, qui i giocatori dovevavno continuare a comprare il gioco, per espanderlo e addirittura cambiarne le regole. Era davvero un’idea rivoluzionaria.

Nel 1997, Magic: The Gathering, aveva venduto due miliardi di carte. E Wizards of the coast usò una piccola parte dei soldi guadagnati per comprarsi Dugeons & Dragons. Un cerchio si era chiuso.