Mahmood e Sanremo

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste
Mahmood e Sanremo

Il legame tra Sanremo e Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, vincitore dell’edizione 2019 del Festival della canzone italiana, è iniziato nel 2016, quando a soli 23 anni era uno dei cantanti in gara nella sezione Nuove Proposte. Già all’epoca di strada ne aveva fatta parecchia: era tra i concorrenti di X Factor 6 nel 2012, nella squadra di Simona Ventura, ma non è andata bene. Ci riprovò con Area Sanremo 2015, l’Accademia di Mauro Pagani a caccia di talenti, e vinse: si aggiudicò un posto sul palco dell’Ariston con Dimentica, un brano elettronico con influenze soul e R’n’B che parla del suo percorso. Un percorso che, adesso possiamo dirlo, l’ha portato quest’anno a conquistare l’ambita statuetta del leone sanremese. Ecco cosa ci ha raccontato in quell’occasione.

“Dimentica”, la canzone che porti a Sanremo (tra le nuove proposte dell’edizione 2016 ndr) l’hai scritta tu, com’è nata?
L’ho scritta un anno e mezzo fa, in collaborazione con Marcello Grilli e Francesco Fugazza, due compagni di corso al CPM di Milano. Dimentica è nata dopo una lezione che non era andata molto bene, l’ho scritta di getto, sul cellulare mentre tornavo a casa in metro, poi l’ho musicata al piano. Parla di me e della fatica che ho fatto ad arrivare fino a qui, e diirei che ne è valsa la pena. In questi due anni e mezzo ho scritto tantissime canzoni e a breve uscirà un disco. Sono un perfezionista, pensa che Dimentica l’ho registrato 8 volte, ma la cosa più importante per me è essere sincero, mostrarmi in tutto e per tutto nella mia musica.

Un tuo difetto.
Odio aspettare

Quando hai capito che volevi fare questo mestiere?
Ho iniziato cantando le sigle dei cartoni animati davanti alla tv a 5 anni, non ho più smesso.

La canzone che non smetteresti mai di ascoltare.
“You sent me Fly” di Amy Winehouse, perché mi ha fatto capire che volevo fortemente fare questo mestiere. è una canzone che mi ha aiutato molto, mi ci rivedo e quando la ascolto è come farlo per la prima volta.

il tuo primo concerto da spettatore?
Il primo che mi ricordo è quello di Francesco De Gregori.

La musica che non ascolti.
L’heavy metal, non riesco ad apprezzarlo.

Il libro che vorresti non aver ancora letto per poterlo (ri)leggere per la prima volta.
Principianti di Raymond Carver, perché racconta quanto possa essere cruda la realtà, ti fa vedere i personaggi nei loro difetti e nelle loro difficoltà.

Cosa farai prima di salire sul palco dell’Ariston?
Un po’ di riscaldamento, e mi auguro solo di non vomitare dall’ansia.

Una cosa che non faresti mai.
Smettere di fare musica.

Il posto che ami di più.
La Sardegna, la spiaggia del mio paese.

La tua fatica più grande.
Arrivare fino a qui non è stato facile. Questa è stata una delle grandi fatiche della mia vita.

Una cosa che hai imparato ad Area Sanremo, il concorso che ti ha permesso di arrivare fino a qui, e che non dimenticherai più?
Ho imparato a confrontarmi, che bisogna sempre ascoltare gli altri, anche se ti dicono qualcosa che non vorresti sentire.

L’ultima canzone che hai ascoltato prima di fare questa intervista.
Guarda l’alba, di Carmen Consoli con la musica di Tiziano Ferro. Un pezzo bellissimo.