Gli Arcanoidi di Maicol & Mirco

di Michele R. Serra

Recensioni
Gli Arcanoidi di Maicol & Mirco

Come iniziano le storie di fantascienza? Dipende.
Possono iniziare con lo spazio che è l’ultima frontiera, con megalopoli del futuro sotto la pioggia, con astronavi e raggi laser. Oppure con la morte.

Che poi è l’inizio de Gli Arcanoidi dei nostri amici Maicol & Mirco. Che poi non è neanche fantascienza, ma un thriller psicologico (a dire il vero, psichiatrico) disegnato con Illustrator. Che poi serve per dare forma a personaggi che sono poco più che macchie di colore sulla carta.
(Che poi, anche Maicol & Mirco, più che altro è Maicol). Ma dicevamo.

Il protagonista de Gli Arcanoidi è perfettamente sferico, si chiama Cervello. Ed  è completamente pazzo.
Se già questo non fosse sufficiente a solleticare analisi semiotiche e/o simboliche, agli altri Arcanoidi che popolano il pianeta accogliente e tranquillo sono appioppati nomi tipo Corazza o Trappola. Vabbè. Il punto è che Maicol & Mirco si divertono a seminare dubbi nella testa di chi legge, e chi legge si diverte a coltivarli, quei dubbi lì.

Chi ha ucciso Gallina? Cervello combatte davvero contro nemici misteriosi, o è tutto nella sua testa? Sia come sia, per gli Arcanoidi il destino non è roseo.

Noi invece ci divertiamo un bel po’. Non ci lamentiamo anche se i fumetti come questo costano tanto e durano poco (con Maicol & Mirco succede spesso). Non ci lamentiamo anche se a volte le vignette (vignettone) si ripetono, solo con piccole variazioni. Lo stesso disegno, se colorato di rosso o di bianco può avere significati completamente diversi, come la stessa parola in una canzone o in una poesia, a seconda del contesto.

Non ci lamentiamo infine se Gli Arcanoidi non è disegnato bene, in quel senso di bene-bene. Perché questo davvero è un problema inesistente. Maicol è un disegnatore a cui non interessa disegnare, apparentemente. E allo stesso tempo è uno dei più grandi esploratori del fumetto. Gli altri che fanno fumetti sembrano sempre un po’ indietro, persi tra acquerelli e tratteggi. Lui sintetizza, corre verso il futuro, verso il baratro dei fumetti che non sono fumetti (!). Dei libri per adulti che sembrano per bambini, ma i bambini, se li vedono, si spaventano o non li capiscono. Non li capiscono neanche gli adulti.

Però, dicevo, i lettori si divertono. E incorniciano quelle che diventano frasi-guida dell’esistenza.

Tipo: “Come poteva uccidere i suoi nemici senza affaticarsi?”

Tutti vorremmo saperlo.