Malcom London, an urban poet

di Marina Viola

Attualità
Malcom London, an urban poet

Si chiama Malcom, e suo fratello invece si chiama Martin, come i due leader neri degli anni sessanta che hanno fatto vedere al mondo che l’America era segregata, e hanno combattuto l’ignoranza e il razzismo, pagando con la loro vita.

Malcom London ha vent’anni, e di mestiere fa il poeta, e attraverso le sue parole dà voce ai quartieri più difficili, ghettizzati, disperati e violenti di Chicago. Il suo messaggio è per lo più rivolto a studenti liceali e a loro propone un’analisi impeccabile di come le divisioni interne nella scuola non solo accademiche, ma soprattutto sociali, tipo alla mensa, o nei corridoi insegnino la discriminazione e la segregazione anche al di fuori dei muri scolastici.
I suoi successi professionali includono un primo posto al Festival della Poesia “Louder Than a Bomb” nel 2011, letture varie fatto con attori di grande successo tipo Matt Damon, ed è considerato il Gil Scott-Heron (“The Revolution Will Not be Televised”) della sua generazione.
È una voce che sta facendo molto parlare forse perché è forte e vera. Non cerca, Malcom, la rima, e se ne frega del termine ricercato: cerca semplicemente di mostrare in modo più chiaro possibile una realtà che lui ha dentro gli occhi da quando è nato. La parlantina è seducente e accattivante, proprio come quella di Malcom X, da cui ha preso il nome. Racconta in un’intervista che suo padre gli faceva ascoltare i discorsi convincenti e altrettanto realistici che Malcom X e Martin Luther King facevano ai neri, oppressi e marginati, che spesso abitavano in zone urbane dell’America degli anni sessanta, devastate come lo è ancora adesso la sua. La passione e la voglia di denuncia sono state per questo poeta ragazzo l’abc della sua educazione.
In un’intervista al Chicago Tribune, il giornalista gli dice che molta gente non vorrà assumerlo perché non ha una laurea. “I know” risponde, senza aggiungere altro. Gli dice che perde di credibilità se si lamenta dell’istruzione ma non va a scuola. “I know”, ma questa volta non ce la fa e aggiunge: “Vivo nella zona ovest di Chicago, nel quartiere Austin, che ha il numero più elevato di sieropositivi, di omicidi e di carcerati. Dovrei lasciare il mio quartiere e andare a scuola, ma sono cresciuto in una città che è segregata. Ho osservato come la gente che vive nel mio quartiere viene trattata rispetto a quelli che vivono nei quartieri benestanti. Ho pensato che quasiasi nozione imparata a scuola non mi avrebbe fatto capire il motivo per cui tanta gente nel mio quartiere muore giovane. E perché i miei amici che sono studenti ‘honor’ non vanno in carcere se vengono beccati con la droga in tasca, ma i miei amici neri sì. La scuola non mi insegna come sopravvivere nel mio quartiere, o come migliorarlo, e io voglio cambiare quello che sta succedendo nel quartiere Austin”.
Riporto, dando a lui la parola, la sua poesia High School Training Grounds, con cui ha partecipato e vinto al Festival di Poesia del 2011. Ho tradotto quello che dice perché parla molto in fretta e non è sempre facile capirlo.

HIGH SCHOOL TRAINING GROUNDS, di Malcom London
Alle 7:54 apro le porte di un palazzo dedicato a costruire ma non fa che distruggermi. Marcio per i corridoi puliti tutti i giorni da bidelli, ma non ho mai avuto la decenza di onorare il loro nome.
Gli sportelli degli armadietti lasciati aperti come le bocche dei ragazzi quando le ragazze indossano vestiti che coprono le loro insicurezze, ma espongono tutto il resto. Mascolinità mimata da uomini che sono cresciuti senza padri. Pantaloni mimetici indossati da bulli che sono pericolosamente armati, ma che hanno bisogno di essere abbracciati.
Insegnanti pagati meno di quanto costi per loro essere qui. Oceani di adolescenti vengono qui a ricevere lezioni, ma non imparano mai a nuotare, divisi come il Mar Rosso quando suona la campanella.
Questo è un campo d’addestramento.
La mia scuola è Chicago, multirazziale e segregata apposta. Le linee sociali sono come fil di ferro. Etichette come studente “Regular” e studente “Honor” eccheggiano. Io sono uno studente “honor”, ma vado a casa con studenti “regular” che sono soldati in territori che li appartengono.
Questo è un campo d’addestramento
Pensato per dividere gli studenti ‘regular’ dagli studenti ‘honor’, un ciclo eterno creato per riciclare i rifiuti di questo sistema. Insegnare da quando si è giovani a mettere le maiuscole, insegnare adesso che il capitalismo ti innalza, ma che tu devi schiacciare qualcuno per avere successo.
Questo è un campo d’addestramento
dove a un gruppo si insegna a comandare e a un altro a ubbidire. Non è un caso che molta della mia gente scrive musica rap, perché la verità è difficile da digerire. Il bisogno di avere un diploma ha lasciato a molta gente un blocco.
I compiti sono stressanti. Ma quando vai a casa tutti i giorni e la tua casa è un lavoro, non vuoi avere nient’altro da fare. Leggere i libri è stressante. Ma leggere non è importante se hai la sensazione che la tua storia sia già stata scritta, o finisci morto o arrestato. Fare i compiti in classe è stressante, ma rispondere a delle domande in un test non ferma le pallottole.
Mi dicono che il sistema educativo sta andando a rotoli, ma io credo che quello che stanno costruendo stia invece avendo successo, e cioé tenerti in riga per scoprire un ‘American dream’ che ha abbandonato molti di noi.