Maneater, il simulatore di squalo

di Michele R. Serra

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Maneater è un gioco che ci mette nei panni (nelle squame?) di un simpatico squalo gigante mangiauomini (appunto).

Quindi: sigla!

(Ma quante colonne sonore epiche ha scritto John Williams? Cioè pensate al curriculum di quest’uomo: ET, Indiana Jones, Lo squalo, Superman, Star Wars, Jurassic park… vabbè non c’entra niente, continuiamo a parlare di Maneater.)

Maneater peraltro è esattamente come Lo squalo, a livello di gameplay, perché la cosa fondamentale da fare è mangiare gli stupidi umani. Ma non solo gli umani, potete mangiare un sacco di altre cose, e serve mangiare tutto quanto, perché più mangiate più lo squalo cresce e trova dei potenziamenti. In questo il gioco potrebbe assomigliare davvero a un gioco di ruolo, se non fosse appunto che siete uno squalo, ehm…

Maneater, splatter-comico

Ma non è noioso schiacciare tante volte il tasto “mangia” e vedere i poveri umani – o qualunque altra cosa – smembrati e a pezzettini nelle nostre fauci? Mah, teoricamente, potrebbe anche. Però questo concept di gioco così basico è nelle mani di un team di sviluppo davvero speciale, e cioè i ragazzi di Tripwire, quei genietti dietro la serie di Killing Floor. E su questo tema fondamentale si innestano tante variazioni, tante piccole meccaniche di gioco che alla fine rendono tutta l’esperienza davvero godibile. Cioè, a parte scontrarvi con altri animali feroci e con boss umani, potete perfino, che ne so, saltare sulla spiaggia per farvi qualche spuntino, e comunque potete starci per un po’ prima che vi manchi l’aria, o meglio l’acqua. Insomma è un gioco comico con effetti splatter, e se sapete l’inglese vi godrete questa voce fuori campo tipo documentario che vi segue tutto il tempo, esempio delle tante piccole trovate che rendono Maneater consigliatissimo. Poi è chiaro che non è The Witcher o Red Dead Redemption, però è diverso da quasi tutto quello che c’è in giro nel mondo del videogioco. E anche solo questo, bè, non è poco.