Diario di Margherita: abbiamo dormito una notte a scuola, finalmente insieme

di La Redazione

Scuola

Margherita ha 18 anni, frequenta il quarto anno del Liceo Classico Manzoni di Milano e qualche giorno fa ha partecipato all’occupazione simbolica del cortile del Liceo. Margherita e i suoi compagni chiedono di tornare a scuola dopo 10 mesi di chiusura della scuola secondaria. Questa la sua pagina di diario di quel giorno.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano
di Margherita Fiengo Pardi

La mattina dell’occupazione io e mio fratello ci siamo svegliati prestissimo per preparare vestiti caldi, sacchi a pelo e tutto il necessario. Siamo usciti lui con la tenda in spalla e io con la mia solita macchina fotografica e ci siamo ritrovati con gli altri compagi dietro la scuola, poi compatti siamo corsi dentro il portone che era aperto per il cambio d’ora e ci siamo seduti in cerchio nel cortile. Dopo cinque minuti passati seduti in silenzio ho visto arrivare il mio prof di greco, ero preoccupata perché di solito non è ben disposto a questo tipo di proteste, invece si è avvicinato sorridendo e ci ha mostrato il suo supporto dicendo “ragazzi avete più che ragione, quello che sta succedendo è imbarazzante”.

Mi sono quasi commossa a vedere che ci sosteneva. Dopo che la polizia ci ha preso i nomi e la preside ha chiamato uno per uno  i nostri genitori abbiamo iniziato ad avere fame. Io che volevo andare sul sicuro avevo comprato un panino che io e mio fratello ci siamo divisi anche se poi siamo riusciti a procurarci anche delle focacce, in quel momento non sapevamo quanto ancora saremmo potuti rimanere nella scuola, se avremmo resistito fino alla notte o se la Digos ci avrebbe sgomberati prima.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Abbiamo trascorso il pomeriggio giocando a carte e confrontandoci spesso sulla situazione poi verso le tre sospettando uno sgombero abbiamo lanciato un appello sui social chiedendo ai compagni rimasti a casa di venire in rinforzo fuori da scuola anche se personalmente non mi aspettavo che qualcuno sarebbe venuto davvero. Ad un certo punto mi sono affacciata dalle finestre del portone e sono rimasta senza parole.

Davanti alla scuola c’erano tutti i miei amici e non solo quelli del Manzoni, erano venuti da tutte le scuole, insieme a genitori e una marea di giornalisti, riempivano tutto il marciapiede e stavano tutti urlando in coro “il Manzoni c’è! Resiste!”. Battendo sul vetro sono riuscita a richiamare l’attenzione di una mia amica che si è avvicinata, ho provato a dirle qualcosa ma non riusciva a sentirmi così prima che il custode mi dicesse di tornare in cortile ho salutato la folla imitando il saluto della regina Elisabetta.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Verso le cinque del pomeriggio abbiamo capito che non saremmo stati sgomberati e che saremmo quindi rimasti per la notte. In teoria avremmo dovuto dormire in cortile ma la dirigenza e il custode Michele, nostro grande amico, alla fine ci hanno concesso due classi per stare belli comodi e distanziati e soprattutto al caldo.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Un gruppo di compagni che non sarebbero rimasti a dormire sono usciti verso le 5 e mezza accolti da urla e cori incredibili mentre noi altri ci godevamo lo spettacolo nascosti dietro la porta.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Per la notte saremo rimasti in 20, verso le otto la gente da fuori ha iniziato a mandarci dentro ogni tipo di bendidio. Pizze, pasta, cioccolato, bibite anche un bollitore con vari tipi di tisane e zucchero. in quel momento giuro che mi sono sentita come nella Casa di Carta. Abbiamo imbandito una ricca cena e brindato alla nostra vittoria poi abbiamo passato la sera ad ascoltare musica e a guardare le stelle dicendo “questo cortile è come una bolla che ci protegge, quando si è qui dentro i problemi del mondo esterno non esistono ed è tutto calmo e silenzioso come l’abbraccio della mamma per un bambino”.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano
foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Dopo aver ascoltato canzoni malinconiche e aver ricordato i “tempi in cui si poteva” mi sono addormentata sui banchi guardando la luce della luna entrare dalle tende bianche. Il giorno dopo ci siamo svegliati alle 7 per pulire tutto e colazione con brioches calde. Abbiamo aspettato le 2, l’ora in cui avevamo concordato l’uscita e dopo un ultimo saluto alla nostra amata scuola ci siamo disposti in file da tre e ci siamo diretti verso l’uscita. In quel momento stavo cercando di fare delle foto con la macchina fotografica ma mi tremavano le mani per l’emozione. Ho pensato a quando avrei rivisto quel posto girandomi per dare un’ultima guardata all’atrio e al cortile per poi essere assalita da fotografi e giornalisti con ancora il cappello di pelliccia addosso abbracciata a un sacco a pelo.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Personalmente non avrei mai pensato di dover protestare per tornare a scuola, soprattutto perché tutti mi hanno sempre ripetuto che la scuola è un diritto e non pensavo che sarebbe mai passata così in secondo piano. Quando ho visto bar e negozi riaprire ma la scuola rimanere chiusa mi sono sentita davvero presa in giro e abbandonata. Noi ragazzi siamo il futuro, un giorno il mondo passerà nelle nostre mani e ci servono gli strumenti che solo la vera scuola, quella in presenza ci può dare.

Dopo la nostra occupazione tutte le altre scuole di Milano hanno iniziato a mobilitarsi e questo è un chiaro segno del bisogno che abbiamo di essere ascoltati e presi in considerazione invece che essere lasciati a marcire da soli nelle nostre camere di fronte a uno schermo per un altro anno solo perché non creiamo profitto.

A novembre mentre leggevo un libro mi sono accorta che ci vedevo doppio, così sono andata dall’oculista il quale mi ha detto che è a causa di tutto il tempo che passo davanti allo schermo. Ho molti amici che non riescono più a uscire di casa o che sono caduti in depressione dopo la chiusura della scuola a novembre alcuni hanno addirittura smesso di mangiare.

Inoltre non tutti possono permettersi gli strumenti per la didattica a distanza. I dispositivi che supportano le piattaforme che usiamo per le lezioni sono costosi e non tutti i ragazzi ne possiedono uno o se lo possono permettere. Se la scuola pubblica è davvero un diritto per tutti e se nessuno ha intenzione di preoccuparsi del nostro rientro allora dobbiamo essere noi studenti a farci sentire.

foto di Margherita, Liceo Classico Manzoni Milano

Non stiamo chiedendo di poter fare feste o di poter andare ai concerti, vogliamo solo tornare a scuola in presenza e in sicurezza per la nostra salute e soprattutto per il nostro futuro.

 

“mio nonno che è venuto davanti a scuola a portarci dei cioccolatini la sera”