Due chiacchiere con Margherita Vicario

di Angela Di Santo

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Questo contenuto è realizzato in collaborazione con Indiegeno Fest, dove Margherita Vicario ha suonato la sera del 4 agosto.

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Un’infanzia immersa nel mondo dello spettacolo che l’ha portata a impegnarsi come attrice in tv e al cinema. Senza mai dimenticare la sua passione per la musica. Che oggi rappresenta l’altra metà della sua vita. Margherita Vicario, dopo il suo album d’esordio “Minimal Musical” del 2014, è tornata in scena con tre singoli che segnano una svolta in vista di un nuovo disco: “Abaué (Morte di un Trap Boy)“, “Mandela” e “Romeo” in featuring con Speranza.

Ho incontrato Margherita prima del concerto all’Indiegeno Fest di Patti, una chiacchierata al volo per conoscere un po’ più da vicino lei e la sua musica.

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Sappiamo che nasci come attrice, cosa ti ha spinto a entrare nel mondo della musica?

Ho fatto l’Accademia Europea d’Arte Drammatica, dove davano molto spazio all’iniziativa personale per sperimentare tutto ciò che ti piaceva, non solo riguardante il teatro. Quindi ho iniziato a suonare la chitarra e scrivere delle scene in musica. Alla fine mi sono detta: “vabbè a questo punto scrivo anche delle canzoni”, e così ho iniziato. Anche perché mi piacciono molto i musical.

Essere figlia d’arte ha influenzato la tua musica?

Non per la musica,. Nella mia famiglia si è molto lavorato in televisione e al cinema, ma nessuno ha mai fatto musica. Se l’hanno influenzata, è solo perché ho bei ricordi che posso mettere in musica.

Qual è tra le canzoni che hai scritto quella che preferisci?

Occhio ai vetri“, che canto anche sul palco dell’Indiegeno Fest.

Quali sono i tuoi modelli musicali?

Mi piacciono molto le artiste che riescono a combinare una femminilità molto pronunciata a dei contenuti. Più di tutti mi piace  Beyoncé, perché è bella come il sole e molto attenta a dire sempre le cose che servono.