Maria Devigili Motori e Introspezioni

di L'Alligatore

Recensioni
Maria Devigili – Motori e Introspezioni

Un disco fresco e diretto, quest’esordio della trentina Maria Devigili, fatto insieme al batterista Stefano Orzes in pochi giorni, i giorni che sconvolsero l’Emilia con il terremoto (erano a Correggio, in una vecchia cascina, come spesso capita alla migliore musica underground), ma tutto è andato per il meglio: dodici canzoni con il ritmo e le parole giuste.

Si parte con “D.N.A. (De Nostrae Aetatis)”, pezzo intellettuale alla Giovanni Lindo Ferretti dei tempi migliori, di quelle canzoni che fanno venire voglia di ballare e di pensare allo stesso tempo. Il secondo brano, “Iperuranio”, ricorda  per il titolo certe canzoni de il N.A.N.O., suo concittadino, e a sentirla sembra una perfetta alternative-pop, ma è con il terzo, “Il paese”, che mi conquista definitivamente: linea basso, voce e batteria, con cambio di ritmo nel finale, per una storia grottesca ma reale, come quelle dei fumetti della Ghermandi.

Notevoli anche “L’istante”, dove senti la presa diretta, la cover, attualissima, di “Aria di Rivoluzione” (era di un Battiato anni ’70), e il capolavoro “Kadhy Blues”, storia di una prostituta nera e della sua brutta fine, manifesto universale femminile e femminista. E per non farsi mancare nulla due pezzi un francese: “L’Albatros” di Baudelaire, sempre affascinate, più la minimale conclusione di “Etre Vivant”, esistenzialista e semplificata.

La laurea in Filosofia di Maria comincia a dare buoni frutti: è riuscita a sintetizzare in musica concetti alti, divertendosi e divertendo. Ne sentiremo parlare a lungo, a partire dalla nutrita serie di concerti in giro per l’Italia. Prendiamola viva …