Marilyn

di Michele R. Serra

Recensioni
Marilyn

Forse è solo un particolare, ma è fondamentale per capire Marilyn, film di debutto per il regista inglese Simon Curtis, interpretato – nel ruolo ovviamente di Marilyn Monroe – da Michelle Williams, che noi conosciamo perché è apparsa in un bel po’ di produzioni importanti della tv e del cinema, da Dawson’s Creek – giuro – aBrokeback Mountain, il film che le aveva fatto incontrare l’uomo che sarebbe poi diventato padre della sua unica figlia, Heath Ledger. Ma questa è un’altra storia.

Alla Williams tocca un ruolo piuttosto difficile. Anche perché la prima volta che la vedi apparire sullo schermo dici: questa, a Marylin, nun ce somiglia pe’nniente.

Eppure dopo i primi dieci minuti, bè, inizi a crederci. Dunque: riesce questa star americana moderna a essere bella – o meglio affascinante – come l’altra? Sì, sì. Fa prendere nuova vita a Marilyn, ci coinvolge nel racconto di uno dei tanti momenti difficili della carriera di quella inarrivabile diva.

Marilyn è roba vera: quella volta, nel 1956, che Marilyn andò a Londra per girare Il principe e la ballerina, commedia diretta e recitata dal grande attore inglese Laurence Olivier. In quel periodo – che corrispondeva anche alla luna di miele con il suo terzo marito, lo scrittore Arthur Miller – pare ebbe una relazione, (o qualcosa di simile) con Colin Clark, il ragazzo che faceva da assistente regista a Olivier. Proprio sulle memorie di Clark è costruito il film: i ricordi di un ragazzo normale che, per un breve periodo, stette vicino, molto vicino, a una dea.

Perché funziona, questo film? Proprio perché racconta Marilyn non con gli occhi della diva, ma attraverso quelli di una persona normale, con cui è molto più facile rapportarsi: un ragazzo che vive con meraviglia un’esperienza imprevedibile e meravigliosa. Pur se mica tutta rose e fiori, beninteso. E la diva appare sempre più affascinante, nel mistero fondamentale della sua esistenza: come faceva una che mai aveva imparato a recitare, una donna insicura, con gravi problemi di dipendenza, a trasformarsi sullo schermo in quella stella capace di catalizzare l’attenzione di chiunque?

La Marilyn che ritroviamo dentro Marilyn di Simon Curtis forse non è necessariamente vera, ma è l’insieme di quelle caratteristiche che hanno reso Marilyn un’icona sullo schermo: forza, dolcezza, vulnerabilità. Tutto il resto, perfino la storia, perfino Kenneth Branagh che fa Laurence Olivier, importa poco.

Quello che rende vincente questo film altro non è che la semplice – e per niente scontata – magia della rinascita di Marilyn.